Il cialtrone, direbbe a buon diritto il caro Francesco Emilio Borrelli, in questo caso è chi guida (ancora per poco tempo) l’amministrazione cittadina di Sant’Anastasia. Condannato in cassazione per aver chiesto tangenti all’imprenditore della ditta dei rifiuti Nicola Alfano. I suoi amici dicono però che lui le tangenti le ha chieste ai ricchi mentre altri le hanno chieste ai poveri. E così, anche ieri sera, martedì 7 aprile ’26, nel corso di un Consiglio comunale che sembrava una rito funebre, ha continuato a non parlare di politica né di temi del futuro ma soltanto a denigrare i suoi avversari, primi fra tutti, il candidato sindaco Mariano Caserta (che il pregiudicato ha definito ricco e danaroso) e il giornalista Francesco De Rosa (che il pregiudicato ha definito senza mai nominarlo pseudo giornalista). Intanto, entrambi, Mariano Caserta e Francesco De Rosa, insistono nel dire che la miglior risposta a simili provocazioni da un soggetto così “è la non risposta”. Perché si tratta di comportamenti patologici messi in pratica da chi distorce la realtà a proprio esclusivo vantaggio. Da chi ha buttato fango nero sulla città ma ha la presunzione di insegnare la legalità ed il valore della politica ai giovani avocando a sé competenze che non ha mai avuto. Non rispondere perché – loro dicono – scendere sul campo dell’insulto personale fa solo il gioco di chi è alla “canna del gas”, di chi non ha argomenti politici, di chi ha sempre fatto politica divisiva e inquinato il confronto civile a Sant’Anastasia. Usando il Consiglio comunale (ieri sera docet) come fosse una riunione di cortile tra “nani” malefici che sputano fango.
Il pregiudicato e condannato accusa il candidato Mariano Caserta che non poteva non sapere delle vicende che coinvolsero l’amministrazione guidata da Lello Abete essendo in giunta con lui a fare da vicesindaco per quattro mesi. Il pregiudicato dice che è così danaroso Mariano Caserta che non ha bisogno di lavorare e che può pagare (reso in verbo spregiativo di prezzolare) giornalisti e pseudo giornalisti senza fare nome. Così, se non fosse un film comico (dato il soggetto ultrasettantenne poco lucido) e anche tragico (dato il veleno con cui si inquina la politica) potremmo tutti farci solo una grassa risata. Ma la risata, in questo caso, lascia subito il posto ad una presa di coscienza seria, ad una serie di domande. Fin quando una comunità può sopportare un cialtrone al governo del paese che usa l’insulto per fare politica come sempre ha fatto? Come può uno che ha chiesto tangenti distinguere tra i suoi accoliti, Di Fraia fra questi, contro cui dai palchi della penultima campagna elettorale ha persino offeso sul personale e sulla buona reputazione della propria madre ora menare vanto e il merito solo di essergli ancora “servo” essendo lo stesso Di Fraia colui che ora siede al suo fianco a dargli fedeltà anche quello che è stato in giunta per anni ai tempi dell’amministrazione Abete che il pregiudicato giudica la peggiore della storia locale? E ancora. Quanto altro danno avrà il paese nel corso della prossima campagna elettorale da un cialtrone così che non consente un dibattito civile tra parti e nello stesso tempo si trasforma in vittima lui che di vittime ne ha fatte tante e ne continua a fare? E infine. Fino a che punto i cittadini anastasiani potranno capire lucidamente e liberamente che questo soggetto va portato fuori dalle istituzioni perché continua a fare le stesse nefaste cose da anni e di ogni tipo contro la città ,la legalità e la buona politica?
Intanto c’è sentore che la città abbia compreso nei dettagli il losco che si muove tra le parole e le azioni di colui che ha inquinato la politica e il paese sin dal 1980 con ruoli attivi in giunte comunali e vicende losche di vario tipo. La nascita del campo largo che si è potuto fare anche grazie al grande lavoro del candidato Mariano Caserta che in questi anni ha messo assieme tanti giovani non per una tornata elettorale ma per richiamarli all’impegno politico ha fatto nascere civiche senza gli steccati delle ideologie politiche dacché unite solo per il bene ed il futuro di Sant’Anastasia. La saggezza di un partito come il PD che ha scelto di dar vita attorno al candidato sindaco Mariano Caserta un progetto importante si è unita alla passione di tanti che hanno visto e vissuto diverse stagioni politiche a Sant’Anastasia (anche assieme al PD negli anni passati) e che pure speravano da anni in un campo largo d’impegno politico è la migliore risposta che può venire per il futuro della città.
Ormai, nessuno più si spaventa nemmeno per le minacce fatte dal cialtrone (direbbe puntuale Francesco Emilio Borrelli) che guida ancora per poco Palazzo Siano a Sant’Anastasia promettendo di realizzarle, quelle minacce, nelle prossime settimane di campagna elettorale. Vogliono tenersi lontano da questo clima malato, che chi guida l’amministrazione cittadina ha inoculato in città, tutti i candidati che sostengono Mariano Caserta. Lo stesso candidato a sindaco sa bene che scendere allo stesso livello fa bene solo a colui che gli insulti li fa perché solo lui è abituato da sempre a buttarla sull’insulto. Non da meno il giornalista Francesco De Rosa che pure conosce molti dettagli documentati e scottanti sulle amicizie e le pratiche d’interesse economico che chi insulta mantiene da anni con qualche imprenditore locale legato allo stesso cartello elettorale per puro e reciproco vantaggio. Vuole tenersi lontano dal clima di insulto personale il segretario cittadino del PD, Francesco Savarese, stufo anch’egli della quantità di fango che da anni condiziona la politica locale.
La “maestria” con cui chi guida l’amministrazione comunale (ancora per poco) stravolge la realtà dimenticandosi di condanne e sentenze definitive già avute cinque anni fa che non a caso Francesco De Rosa nel suo ruolo ha reso pubbliche qui è un campo minato fatto di zero politica dentro il quale non conviene scendere a nessuno. Men che meno ai tanti giovani che compongono la coalizione del candidato sindaco Mariano Caserta. Giovani più volte citati a proprio vantaggio anche in Consiglio comunale ieri sera da chi ha capito molto bene che il capolinea sta arrivando e non vuole arrendersi perché perdere il potere locale significa per lui, e solo per lui, perdere i tanti vantaggi di ogni specie che ha avuto in questi anni ed ha ancora.



































