Le recentissime elezioni comunali che a Sant’Anastasia hanno (finalmente) cambiato il quadro politico e, nel futuro, auspico cambino anche il clima sociale e possono diventare l’innesco di un percorso virtuoso. L’effetto immediato e del tutto evidente che hanno avuto è quello di aver rifatto respirare aria più pulita. La città non sarà più rappresentata da uno che era stato arrestato e condannato perché da sindaco chiedeva tangenti. Uno che ha mosso insulti a tutti coloro che hanno dissentito da sempre dal suo modo di agire e che per questo sono entrati nel suo mirino di pece e lordume. Tra quelli maggiormente bersagliati e contro i quali l’ex pessimo amministratore di Sant’Anastasia si è mosso ci sono stato io (sin dal dicembre del 2010) e ci sono ancora ogni volta che decide di sputare veleno. Non è un titolo di merito che me ne faccio né un appunto che può trasformarsi a distintivo d’impegno civile. Mi ha fatto sempre sorridere ricevere insulti da chi non è capace di insultare se stesso ma sempre e solo gli altri. Ogni tanto fa sempre bene insultarsi da soli. È di gran lunga l’arte più intelligente ed autoironica (quella sana). Da preferire sempre alla fatica di cercare la propria visibilità e la gloria personale. Che diventa una missione impossibile se sei narcisista come natura umana ci ha fatti. Se poi sei un narcisista sopra la media allora l’impresa è impossibile. In ogni caso, ora questa storia è alla spalle. Il nuovo che verrà dovrà portare davvero il cambiamento. Altrimenti si è trattato soltanto di sostituire un gruppo chiuso che stava nella “cabina di regia” della città e si credeva il migliore possibile e più capace degli altri con un nuovo gruppo che se non sarà inclusivo e non vivrà le istituzioni della democrazia come luoghi della partecipazione di tutti e per tutti, rischia di trasformarsi solo in un nuovo gruppo anch’esso chiuso ed esclusivo. Ecco come non fare in modo che questo accada…
di francesco de rosa
I VINTI
La missione principale che avevo da almeno 15 anni per la mia città natale è andata a buon fine anche se resto basito davanti a quelle seimila e più persone che hanno votato un tizio che era e resta impresentabile perché pregiudicato e condannato come già avevo scritto in un mio libro del 2018 dal titolo “Il tangentista” ma anche perché è stato il peggiore tipo umano a cui la comunità potesse affidare l’amministrazione della città. Colui che ha inquinato per il vantaggio dei suoi fini legami d’amicizie che sembravano sane e solide e quella stessa idea di comunità che occorre praticare. Molti di quei voti che a lui sono andati sono senza senno né visione né contezza civile. Sono incommentabili e senza nessuna etica della politica. Sono il frutto di una logica ambigua e vengono soprattutto da comitati o gruppi di famiglie che hanno avuto grazie alla peggiore politica di questi anni vantaggi di parte. Molti di quei voti sono stati cercati ed ottenuti con il condizionamento, la sudditanza ed il peggior artificio che in politica si possa usare: io ti ho dato un incarico, un posto di lavoro che già hai avuto o potrai avere? Io ti ho trasformato un terreno da agricolo a commerciale? Ti ho fatto fare l’ausiliare del traffico, ti ho messo/a nel mio staff e fattoti avere uno stipendio mensile? Ho dato contributi pubblici alla tua scuola? Ti ho fatto costruire un campetto di calcio? Ti ho finanziato il presepe vivente e fatto fare altri eventi legati a te? Ti ho nominato/a assessore? Ti ho aggiustato la strada dove abiti? Ti ho fatto un favore nel mio ruolo di amministratore? E allora tu mi devi votare per essermi riconoscente e devi farmi votare dai tuoi insegnanti, dai tuoi operai, dai tuoi famigliari e parenti. Da tutti quelli che tu conosci.
La logica (classica della politica che costruisce clientele) di chi stava al governo della città fino al 25 maggio scorso è stata questa e per fortuna ha perso. Ed io ho messo molta parte di me durante la recentissima campagna elettorale affinché l’ormai ex amministratore ed il suo clan fossero mandati a casa. E fosse mandato a casa (cioè nello spazio della sua impresa) assieme all’amministratore uscente anche l’imprenditore del food che lo ha mantenuto di più, sostenuto in tanti modi e spalleggiato per avere da lui vantaggi e dare a lui vantaggio. Un sodalizio perverso tra pubblico e privato che sta facendo allargare una strada con i soldi pubblici che non aveva bisogno di essere allargata né c’era bisogno di dirottare a Natale scorso ben più di 100mila euro di soldi pubblici in buoni spesa verso un’unica azienda del food: la sua. Pur di obbedire ad una logica perversa secondo la quale se “tu dai una cosa a me e io ne do altre cento a te”. E questo è solo uno degli episodi di cui ho atti e fatti che pure non ho voluto mischiare nel tritacarne della campagna elettorale. Un sodalizio tra un amministratore che deve rappresentare la legalità e un’azienda che scrive sui contratti un numero di ore decisamente inferiore rispetto a quelle reali tanto più onerose per i suoi lavoratori. Contro questo ho combattuto dall’interno con la soddisfazione che un minimo di risultato l’ho raggiunto. Resta un fatto d’illegalità inaudita di cui tutti sanno ma a tutti non fa più impressione perché, dicono, fan tutti così! Non a caso si chiama sfruttamento del lavoro ed è un reato penale su cui ormai facciamo finta tutti di non vedere più perché il lavoro è poco e non basta a tutti quelli che lo cercano per potersi sostentare.
A casa con l’ex amministratore, oltre il suo imprenditore di sostegno ed il gruppo di giovani perbene ma servitori del proprio (ri)candidato impresentabile che gli sono stati attorno ci è andata anche la dirigente, anch’ella candidata in un miscuglio assurdo fatto passare per manifesto di legalità da vetrina ma solo di vetrina perché non puoi coerentemente dirti a favore della legalità e sostenere nel frattempo un condannato per un reato commesso da sindaco. Anche se per farlo ti chiami a supporto un ex magistrato (per tale lo stimavo) che datosi alla politica ha speso il suo nome ed è andata malissimo, come per il referendum anche con l’amministratore locale.
I cittadini in maggioranza (tranne i seimila e più) non hanno abboccato. Resta l’amarezza per la dirigente scolastica e per l’ex magistrato perché avrebbero potuto difendere e spendere meglio i loro ruoli pubblici e delicatissimi, ciò che di buono avevano fatto e le stesse istituzioni pubbliche che avevano servito. Ora i vinti devono imparare a fare i vinti anche se potrebbero sentirsi sempre i primi della classe. La sconfitta è una lezione amara ma fa sempre bene. Soprattutto se per anni ti sei sentito/a vittorioso/a su tutto e tutti. Hanno una grande occasione loro e chi ha fatto parte del gruppo chiuso: quella di fare autocritica invece di vivere sentimenti di odio e di rancore. Resta il fatto che boicottare le imprese di chi fa lavorare persone dichiarando molte meno ore di quanto essi lavorano sarebbe, quella, una vera e cruciale lezione a favore della legalità. Così come boicottare le scuole di chi ha sostenuto un pregiudicato solo per calcolo ed interessi di parte. La scuola pubblica è di tutti e non è un club privato ed esclusivo dove si fanno distinzioni tra sezioni “vip” e sezioni popolari. Facendo pagare soldi per ogni progetto scolastico tanto da mettere in difficoltà le tante famiglie monoreddito che hanno i figli in quelle scuole. L’idea di un boicottaggio la mutuo da una persona che ha dato testimonianza in questi anni e in questa ultima campagna elettorale di grande lucidità e coraggio pur non essendo anastasiano d’origine: Antonio D’Isa. Ad ogni modo, per i vinti la gita è finita ed ora occorre rimodularsi magari virando decisamente verso un futuro e un diverso candidato, al termine del prossimo quinquennio, che magari non sia stato mai arrestato né mai condannato per aver chiesto tangenti. Ne guadagnerebbero tutti.
I VINCITORI E CIÒ DI CUI ABBIAMO DAVVERO BISOGNO
Dei vincitori conosco molte belle storie umane e professionali: i visi, i sorrisi e tanta energia. Il neo del corteo del 25 maggio con troppi fuochi d’artificio e tanti scooter con tre a bordo e senza casco non toglie nulla anche se, lo ammetto, fossi stato io certi festeggiamenti smodati li avrei evitati con forza e gioia. Se li avessero fatti i vinti (come già hanno fatto sei anni fa) avrei condannato ugualmente e in politica (come nella vita) occorre essere severi dapprima con se stessi e poi con gli altri. Quel giorno tuttavia né io né Mariano Caserta né gli altri candidati in Consiglio comunale avrebbero potuto fermare il corteo e quei fuochi d’artificio che, invece, vanno rigorosamente limitati dacché diventati insopportabili persino nel cuore della notte e ad ogni compleanno privato come ad ogni festa laica o religiosa programmata.
I botti dei fuochi d’artificio ad ogni ora negli ultimi sei anni sono stati un segno d’inciviltà che deve essere gestito con civiltà. Per il resto il neo del corteo non può certo mettere in discussione le belle potenzialità che questa nuova compagine ha al suo interno né la voglia di cambiare le cose per davvero. Di portare gratitudine e coerenza, per esempio, al voto dei cittadini che liberamente si sono espressi per liberare la città.
La grande sfida per Mariano, il nuovo sindaco della mia città natale che giovedì 4 giugno sarà dichiarato tale anche ufficialmente, è grande sfida anche per tutti gli eletti in Consiglio comunale e per i prossimi cinque assessori che verranno fuori dalla capacità non condizionata del neo sindaco di tenere assieme equilibrio, saggezza e competenze. Se riuscisse si toccherebbe e modificherebbe il meccanismo perverso della politica che si ripete ad ogni livello geografico ed istituzionale. Che se vinci debbono essere premiati, considerati, convolti e “protetti” tutti i “tuoi”, e solo i tuoi: quelli che si sono candidati soprattutto, eletti o non eletti che siano. Ma anche gli amici e gli amici degli amici. Quelli che si sono adoperati per te, quelli che sono saliti in tempo sul carro dei vincitori e chi, prima ancora, ha fatto in modo che venisse fuori la tua candidatura. Finché la politica sarà questo, in un paese o in una grande città, alla Regione o al governo, vinti e vincitori saranno la stessa identica cosa, la stessa iattura se il metodo rimane esattamente lo stesso. E tutte le parole più belle dette in campagna elettorale da chi vuole cambiare la città tra cui legalità, inclusione, coinvolgimento, comunità resteranno solo lettere morte, slogan vuoti, cibo per gatti o per topi gradassi.
La prova del nove per il neo sindaco Mariano Caserta, di cui ho conosciuto da vicino e bene le tante qualità umane durante la recentissima campagna elettorale, verrà così e sarà determinata da questo cambio di passo. Se avrà la forza e la fermezza di far capire a chi oggi chiede visibilità e vantaggio, considerazione e coinvolgimento che in questo momento non si tratta di sostituire i nomi dei vecchi consiglieri ed assessori, delle associazioni che erano protette a quelli che diventeranno i nuovi favoriti perché stanno nel club dei vincitori. Ora più che mai occorre invertire il metodo della politica. Essere convinti che chi vince davvero e non da solo deve “con-vincere” cioè applicare quel cum, vera e propria lezione latina che nessuno conosce. Solo così sarà la vittoria di tutta la città perché farà in modo che “nessuno sia escluso”. E non parlo di ruoli, incarichi o compiti remunerativi e remunerati che se lo dai ad alcuni non puoi darlo anche ad altri. Parlo di molto altro che richiama i concetti di considerazione, coinvolgimento, partecipazione, legame civile e cittadino.
Mariano Caserta, per mitezza, umiltà, capacità di rispettare tutti e garbo questo approdo alla politica può averlo. Dovrà tenere a mente, capire e riconoscere che ci sono tantissimi cittadini, artisti, imprenditori e professionisti affermati, famiglie fatte di valori, giovani talenti, associazioni che non hanno votato dall’altra parte. Che volevano liberare Sant’Anastasia da un pregiudicato. Che amano la legalità e la città come pochi. Che non si sono mai candidati ritenendo la politica marcia. Che hanno qualità, passioni civili, competenze enormi, età diverse, professioni e mestieri differenti abituati da sempre a pensare e a vivere senza chiedere nulla a nessuno. Soprattutto a Sant’Anastasia. Che non hanno mai rivendicato privilegi. Mai fatto ricorso a raccomandazioni per avere un incarico, un ruolo, una ribalta, una visibilità, un patrocinio o il finanziamento dagli amministratori del momento per realizzare proprie iniziative, progetti o eventi. Che vanno, semmai, a farli altrove se hanno un’idea che vale e riescono ad ottenere ascolto per meritocrazia. Andare a pescare tutti e anche costoro significa sottrarre la politica alla logica dei privilegi e dei privilegiati del momento. Facendo diventare questa trasparenza della politica e la sua capacità di attrarre anche l’humus e l’habitat di ogni altro progetto che si potrà farà, di ogni cambiamento, di ogni passo avanti. Solo così la politica e la democrazia potranno essere visti e vissuti da chiunque come luoghi sani e realmente comunitari più che come quei luoghi esclusivi che abbiamo visto da sempre pur se fondati sulla forza del voto popolare.
Se questo accadrà lo sapremo presto pur già convinto io da quello che ho sentito e visto molto da vicino durante questa ultima campagna elettorale che la sfida può essere assolutamente raccolta dal nuovo sindaco Mariano Caserta, dai consiglieri di maggioranza, dagli assessori che saranno da lui nominati, dai militanti non eletti che sono nei luoghi delle liste civiche e dei partiti, PD compreso, a cui è dato un grande compito: tenere porte aperte alla partecipazione di tutti, nessuno escluso, saper coinvolgere, aggregare nuove persone, saper rispettare e rispettarsi, costruire davvero unità anche nella diversità. È questo e solo questo che può ricostruire quella comunità di cui Sant’Anastasia ha un immenso bisogno per non continuare a vivere di piccoli gruppi chiusi, di clan, di privilegiati e danneggiati, di vinti e vincitori, di pacchetti di voti che vanno e vengono, di salotti bene e di altro ancora del tutto anacronistico in un mondo che evolve, cambia, corre lontano.
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