Nascere in vita, partorire se stessi, prendere consapevolezza della propria esistenza. Sono venuto al mondo quando mia madre mi ha partorito. Eppure, a quarant’ anni e oltre, ancora mi chiedo se sono veramente mai nato. Certo è che se voglio che la mia nascita non resti soltanto una conseguenza fisiologica di un parto devo rinascere. E devo farlo adesso! Ora che sono in vita: responsabile e consapevole. Consapevole di essere terra, contadino e seme. Consapevole che in me, come nella terra, ci sono tutti gli elementi necessari per nutrire il seme. Consapevole di essere io l’unico responsabile di questa terra mia, e che spetta a me prendermene cura. Consapevole, infine, di essere il seme, che solo dalla terra fertile trae nutrimento, per germogliare, crescere e divenire.
gli occhi di pasquale | la rubrica di pasquale abete |
Ne è passato di tempo da quando scrivevo queste righe per il “Cittadino” di Francesco De Rosa. Oggi che di anni ne ho settanta, nel rileggere quelle righe, ho sentito chiaramente un vuoto. Mancava qualcosa. Qualcosa di essenziale. Non è che avessi sbagliato: semplicemente, la storia non era finita lì. Oggi ho capito che nessun campo è un’isola e che nessuno fa tutto da solo. La terra più fertile, se chiusa in se stessa, resta arida. Ciò che mi ha nutrito, e che ancora oggi mi nutre, non sono soltanto le mie riflessioni o i miei sforzi individuali. Il vero nutrimento è arrivato da fuori: dagli incontri, dalle mani tese, dalle parole di chi mi ha ascoltato e mi ha dato un consiglio quando ne avevo bisogno.
Ma il nutrimento passa anche attraverso la spina del dolore. Il dispiacere per le sofferenze che, anche senza volerlo, ho arrecato ad altri in passato, e di cui ancora oggi sento il peso nel cuore, è stato forse il concime più duro e profondo per la mia coscienza. Mi ha insegnato l’empatia, mi ha fatto capire chi sono.
Ho capito che il mio seme non è mai cresciuto da solo. Ha attinto linfa dal mio prossimo, da chi mi è stato vicino e persino da chi è lontano e non conoscerò mai, ma di cui condivido il destino umano.
Se a quarant’anni ho scoperto di essere il contadino della mia vita, oggi, a settant’anni, so che la mia terra vive e germoglia solo grazie al respiro e alla luce di tutto ciò che la circonda. La mia vera rinascita è riconoscerlo: noi non nasciamo per bastare a noi stessi, ma per essere parte di un unico, grande raccolto.
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