Era un puro di cuore Antonio De Michele. Uno che non mostrava mai ipocrisia. Uno che aveva il coraggio delle sue azioni. Sempre e comunque. Ecco il mio ricordo per chi ho considerato da molti anni una grande persona. Che ha amato i suoi alunni fino in fondo e davvero. E ha amato la giustizia che perseguiva cercando di portare nei luoghi della sua vita. Era nato il 21 ottobre del 1958.
di francesco de rosa
Quel giorno dell’anno 2018 me lo ricordo più di altri dacché è in momenti particolari che puoi capire davvero com’è una persona, la sua natura, il suo stare al mondo. Ricordo quel giorno anche più di tutti gli altri anni nei quali ho condiviso tante cose con Antonio De Michele al Pacioli quando sono stato presidente del Consiglio di Istituto e lui era il Dirigente scolastico (lo è stato dal 2013 fino al 2021), “il preside” come io amavo, vecchio modo, chiamarlo.
Quel giorno, era il 14 dicembre del 2018, chi mi aveva dato disponibilità di sede a presentare uno dei miei libri dal titolo “Il tangentista” volle negarmela pochi giorni prima poiché, da prete, si era schierato, come oggi, a favore della cordata peggiore che ci può essere in politica locale, quella della corruzione. Antonio De Michele portava avanti con me la battaglia per la legalità. Lui nella scuola, io per le strade e le istituzioni. Per poter scrivere quel libro avevo lasciato uno stipendio fisso e ogni comodità che potesse far danno all’imprenditore a cui era legato che sosteneva ogni tipo di politica e politico. Quel giorno rischiavo di restare senza sede dove poter presentare un libro che pure mi ha portato decine di nemici in questi anni. La telefonata del preside De Michele fu risolutiva: “conta pure su di me e su un luogo che deve fare cultura di legalità!”. Nell’Aula magna del Pacioli, la sera del 14 dicembre 2018 Antonio De Michele non fece un solo passo indietro, non un solo millimetro indietro. Con coraggio e fierezza sostenne la mia stessa causa. Diceva che la scuola era il luogo dove ognuno doveva essere coerente con se stesso, con la vita e con quello che si voleva insegnare ai ragazzi: la legalità soprattutto.
Oggi mi vengono in mente decine di altri luoghi, i giorni, i convegni, gli incontri con gli alunni e con i docenti che lui amava all’unisono. I suoi interventi, talvolta lunghissimi, in Consiglio d’Istituto, le sue lotte per portare a Sant’Anastasia, sostenuto da me e da altri, un indirizzo di studi per l’Istituto Agrario e uno per il Liceo musicale. Nessuno dei due arrivò perché Antonio De Michele, come me, era un uomo libero. Non aveva né voleva protettori politici e la politica del Miur bocciò entrambi le cose. Tuttavia, degli altri immensi meriti che Antonio De Michele ha avuto quando ha guidato il Pacioli sanno bene tutti i docenti storici del Pacioli, encomiabili insegnanti che assieme a lui capirono in quale direzione dovesse andare l’unica scuola superiore e pubblica di Sant’Anastasia per trovare la sua identità. Al Pacioli, Antonio De Michele era arrivato con atto puro di scelta e di amore per la sua terra natia pur nato egli, e cresciuto, a Somma Vesuviana ma legato a doppio filo alla città di Sant’Anastasia anche per il legame di vita e d’amore che ha avuto in tutti questi anni con Rosalba Punzo, pediatra e donna di grande valore impegnata in politica locale e candidatasi anche alla prima carica cittadina in una passata elezione comunale.
Ricordo tutte le volte che Antonio De Michele accettava senza un minimo tentennamento di partecipare a tutte le iniziative che ponevo in essere a favore della legalità. E anche quando offeso di brutto dalla peggiore politica locale andava avanti con cuore pulito. In due occasioni cruciali volle persino coinvolgere altri attorno all’idea di candidarmi a sindaco. Quando capì che il mio ruolo era altrove ne fu rammaricato ma la grande amicizia tra noi rimase intatta, forte, limpida, reciproca sempre. Sarò debitore ad Antonio per tutte le volte che mi ha fatto sentire orgoglioso d’appartenere a questa terra fatta di persone squallide, di gente mediocre, di corrotti e invidiosi, di avari e narcisisti ma anche di tantissima brava gente, di persone perbene e professionisti che danno il cuore in tutto quello che fanno. Esattamente come la gran parte dei docenti che, lui mi diceva, aveva avuto la fortuna di incontrare al Pacioli. Quelli che gli avevano perdonato, persino, i suoi difetti (come tutti abbiamo) o qualche défaillance non voluta a loro danno.
A 67 anni Antonio De Michele oggi è andato via troppo presto. Colpito da una malattia fulminea insorta ed esplosa in pochi mesi. Il 17 gennaio scorso sono andato a trovarlo che stava già male ma capiva perfettamente. Ci siamo abbracciati, abbiamo pianto assieme. E condiviso il pensiero tacito e possente che nulla nella vita vale più di un cuore limpido, della correttezza verso gli altri, del bene che puoi fare a qualcuno, della lotta vera contro ogni forma di corruzione, della capacità di capire che la vita, così bella, può essere crudele. Dare l’illusione di durare un’eternità e poi capovolgere quella stessa eternità in un attimo. Ti sia lieve la terra, mio caro e grande amico. Resterai per sempre, come tutte le persone limpide e belle nel cuore, tra le cose che non muoiono mai.




































