Si sono stimate 150 mila persone quelle che l’altro giorno, nel lunedì in Albis di Madonna dell’Arco, sono arrivate al santuario per il consueto pellegrinaggio di fede. Si tratta di un popolo variegato che arriva da molti quartieri di Napoli e provincia, dal lato ovest e dal quello est. Diversi per esperienze di vita, pratica di fede, mestieri e occupazioni. Eppure accomunati dalla stessa fede nell’icona della Madonna dell’Arco a cui danno del “tu” come ad una presenza di famiglia. Si sono assoggettati a lunghe file, bivaccato a terra ed atteso molte ore prima di entrare in chiesa senza nessun supporto d’accoglienza. E con molte polemiche e dubbi nati anche quest’anno sulla organizzazione che si è data ad un evento che si ripete da secoli. Unica eccezione, l’efficienza dell’Arma dei Carabinieri che ha presidiato varchi e controllato sulla sicurezza con la presenza di numerosi carabinieri. Unici a stare lì dove dovevano stare.
La prima a commentare un video che mostra, chiari e nitidi, alcuni aspetti dei più critici raccolti live nel pomeriggio dell’Albis a Madonna dell’Arco è chi quel posto lo conosce da sempre perché ci è nata. Si chiama Lina Paone ed è stimata da tutti per la sua arguzia e la cultura che mette nelle cose che commenta sui social. «Non ho avuto il coraggio di fotografare, ma è tutto ciò che ho visto, così! Pietoso e indecoroso. La Chiesa, la grande assente in primis. Una Chiesa Nuova* che alla messa delle 12 era quasi semivuota e centinaia di battenti fuori stremati da ore di attesa, dal caldo, sotto un sole cocente, senza pensare precedentemente di far defluire squadre davanti al tempio della Madonna dell’Arco, quello che va in giro per le strade ed è bellissimo posto proprio nella Chiesa nuova . Se non viene coinvolta di ciò che ACCADE FUORI dal Santuario non se ne esce. E squadre “pattugliate” per “regolamento” con le associazioni, da altrettanti battenti, con sacchi da riempire di rifiuti e bevande da offrire, lungo il tragitto e soste regolamentate. Tante soluzioni studiate a una tavola rotonda monitorando alla fine 3/4 chilometri di percorso, perché è una valanga annunciata assurdamente senza scampo e via d’uscita. Lunedì in Albis 2026!!!!!!!» Gli fa eco con tanto di testimonianza diretta un cittadino di Cicciano, provincia d’entroterra napoletano. «Noi veniamo da Cicciano. In 4 ore circa arriviamo a piedi al santuario e quest’anno siamo entrati dopo 5 ore. Speriamo ogni anno che migliori qualcosa. L’unica certezza è la nostra fede verso Maria!». E sì. Perché sperare nella fede è l’unica cosa che riesce a far supportare le tante approssimazioni che accompagnano un rito diventato sempre più difficile da gestire. Per le ore di attesa costrette a fare. Per le intemperanze. Per i punti critici che in nessun evento si lasciano a l caso mentre qui molto invece si lascia al caso. Per le miopie dei domenicani che si riverberano direttamente sulla organizzazione dell’evento. Per la vetrina inutile che si è impegnata a fare una delle peggiori amministrazioni comunali (quest’anno al termine) con proclami sull’Unesco ed altre amenità di cui né chi guida il governo cittadino né i suoi assessori hanno competenze. Ma solo grandi mediocrità.
Intanto, Lina Paone cerca di supportare il fedele di Cicciano. «Vi meritate di essere accolti e raccolti in modo diverso, organizzato e ospitale, un’accoglienza degna di questo nome, che non abbia alla fine del lungo percorso tutte queste difficoltà e disagi qui documentati prima del Grande Abbraccio». Così ai disagi riservati ai fedeli che arrivano si sommano i disagi che devono subire i cittadini delle zone più vicine al santuario. Ne riporta i contorni un altro commento sotto lo stesso video documento. «Cittadini che non hanno il diritto di uscire dalle loro abitazioni in quanto residenti in via Fusco e via Coppolabianca ed altre strade pertinenti, perché si pretendeva che si passasse con le auto fra i fujenti senza pensare come altri anni ad una via di fuga diversa dalla strada principale… Molti cittadini con animo gentile e con rispetto alla Santissima Maria ed a coloro che in questi giorni si recano per venerarla, hanno evitato di infilarsi con i propri mezzi tra le squadre di fujenti per non farci ridicolizzare per non essere stati in grado di organizzare una manifestazione del genere dove prendono parte milioni di persone. Cattiva gestione di una festa centenaria o incapacità di gestione?» Barbara Candore affida ad un altro commento ciò che pure è un fronte aperto ogni anno quello delle aggressioni e della violenza. Che quando avvengono nelle prossimità del santuario dove decine di carabinieri presidiano ogni anno l’ingresso al santuario e non solo si riescono in fretta ad arginare. Ma quando questo accade più in là il pericolo è reale data la presenza nel rito di tanti bambini portati dai loro genitori.
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La lettera inviata alla Direzione del Santuario
Con molto garbo e tanta fede, il dibattitto sui disservizi legati al lunedi in Albis a Madonna dell’Arco lo aveva aperto una lettera di Anna Corcione, una devota storica della santuario. Una lettera diffusa sulle pagine della Provinciaonline con tanto di indirizzo «alla Direzione del Santuario della Madonna dell’Arco e alla cortese attenzione di Padre Gianpaolo Pagano O.P. Rettore del Santuario che stimo e ammiro» – ha scritto Anna Corcione.
Per poi proseguire. «Mi rivolgo a voi non solo come fedele, ma come battente. Una battente che fa voto alla Madonna dell’Arco da quando aveva sei anni. Oggi ne ho 41 . Una vita intera di devozione, sacrificio e rispetto. Il lunedì in Albis non è un giorno qualsiasi. È un giorno sacro. È il giorno dei fujenti, dei battenti, di chi percorre chilometri – spesso scalzo, spesso digiunando – per mantenere una promessa fatta alla Madonna. Persone che hanno ricevuto una grazia o che la stanno ancora implorando. Persone che arrivano in silenzio, con il cuore pieno di fede. Negli anni, però, ho assistito a un cambiamento che fa male raccontare: una progressiva perdita di rispetto verso tutto questo. Quel giorno, che dovrebbe essere dedicato ai battenti, è diventato sempre più confuso. I battenti vengono mescolati alla folla, schiacciati, calpestati, trattati come semplici spettatori insieme a chi è lì solo per curiosità. Ho visto persone scalze essere calpestate. Ho visto sacrifici ignorati. Ho visto dolore non rispettato. Ma ciò che è accaduto quest’anno ha superato ogni limite. Siamo stati bloccati per circa quattro ore dietro delle transenne a pochi metri dalla porta , senza alcuna spiegazione. Persone stremate, dopo ore di cammino e attesa, sono rimaste ferme senza assistenza e senza informazioni. C’erano anziani, bambini, persone che stavano male. Ho visto gente svenire. Io stessa sono stata colpita: una transenna sul piede, una gomitata al seno dalle stesse forze dell’ordine che non sanno organizzare né dare sicurezza . Ma il dolore fisico è nulla rispetto a quello che ho provato dentro. A pochi metri dall’ingresso della chiesa, invece di trovare pace, mi sono trovata nel caos: spinte , paura, disordine. Sembrava un luogo senza controllo, senza sicurezza, senza umanità. Si è arrivati perfino a una rissa. Una rissa in un luogo che dovrebbe rappresentare amore, fede e speranza. Questo non è accettabile. Chi fa voto alla Madonna dell’Arco non è una folla qualsiasi. Sono persone che portano nel cuore dolore, speranza, fede. Persone che credono davvero, che si affidano, che arrivano lì con un bisogno profondo di essere ascoltate. Per questo meritano rispetto, accoglienza e tutela. Vi chiedo, con rispetto ma con fermezza, di rivedere profondamente l’organizzazione di questa giornata. Di ridare centralità ai battenti, di garantire sicurezza, ordine e dignità. Perché chi arriva al Santuario non cerca caos, non cerca paura. Cerca la Madonna. Cerca pace. Cerca speranza. E quel luogo deve continuare ad essere ciò che rappresenta: un rifugio di fede, di amore e di ascolto per chi, con sacrificio e devozione, compie un voto sincero. Con amarezza, ma ancora con fede. Una devota. Anna Corcione». Così convegni, approfondimenti, riunioni fatte presso il Comune dove pure c’era il priore del santuario che nei giorni pasquali ha dato molto spazio alla campagna elettorale dell’amministrazione che ha usato ogni occasione per parlare di sé stessa, non si è riusciti ad evitare nulla di quello che si doveva evitare. Nonostante il lavoro, pur encomiabile, della Protezione civile che però è circoscritto, durante il lunedì in Albis, sempre e solo al perimetro interno del santuario escludendo ogni presenza lungo le vie di attesa dove i fedeli durante quel giorno restano lì per ore in attesa di entrare.
L’unica eccezione come sempre sono i Carabinieri
Anche quest’anno, e forse ancora di più quest’anno, nella disorganizzazione dell’evento di Madonna dell’Arco, si distingue, da sola, la presenza e l’opera che l’Arma dei Carabinieri, comandata a Sant’Anastasia da Sabatino Russo, napoletano di nascita e di vita che ben conosce il fenomeno storico e di fede. Grazie a loro, agli uomini e alle donne dell’Arma, che presidiano anche con l’apporto del battaglione che la Tenenza di Castello di Cisterna mette a disposizione si sono evitate criticità maggiori durante il flusso dei fedeli all’interno del santuario. Un plauso fatto di grandi sacrifici e di ore lunghe di lavoro a cui i carabinieri si prestano con grande spirito di comunità e di servizio.
Restano tutti i nodi al pettine
Archiviata la pratica 2026, tutti i nodi di un evento di fede e religiosità popolare che si ripete da secoli che non può più attendere per la soluzione di tutte le criticità, torna nelle mani delle istituzioni più che quelle dei Padri domenicani il compito di iniziare a pensare già da ora per il prossimo anno a soluzioni efficaci. Ben al di là dei proclami inutili e di facciata che quest’anno l’amministrazione comunale ha fatto per pura propaganda e somma inefficienza. Magari la prossima amministrazione terrà ben lontano dal proprio lessico politico presunzione, mediocrità ed incapacità mescolate assieme.
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