Usiamo in copertina una foto di Ciro Colombrino che ben si presta al tema. L’ultima “trovata” da campagna elettorale è farsi anticipare l’esibizione dell’artista pagato dall’Ente Provincia per collocarlo anziché a settembre come è di prassi ad aprile e precisamente il prossimo 23 quando Sannino canterà a piazza Madonna dell’Arco. E statene certi sarà un grande spot per la campagna elettorale con i soldi pubblici dopo aver usato ed abusato le chiese, le processioni, il Santuario e le scuole di ogni ordine e grado. Tanto abusato di questi luoghi che il buon Prefetto Michele Di Bari lo ha, solo pochi giorni fa, sonoramente e chiaramente bacchettato sull’altare del Santuario della Madonna dell’Arco ed invitato a parlare di politica fuori dalle chiese. Siamo sicuri che l’nvito del Prefetto andrà nel vuoto poiché se non ci fossero stati gli altari, le chiese, le scuole e i concerti con i soldi pubblici che si usano per la propria propaganda politica chi guida (ancora per poco) la città di Sant’Anastasia avrebbe avuto il deserto attorno e di fronte come in qualche concerto di Natale fatto nell’Aula consiliare a dicembre scorso.
La prima impressione per chi guarda da fuori è che questa attuale amministrazione sente il terreno mancare sotto i piedi. E dopo aver lanciato e minacciato ingiurie, recitata la parte del vittimismo, invitato Mario Trimarco con una furbizia da cortile in reel a rientrare nel club dopo averlo denigrato pesantemente solo pochi mesi fa. Ora questa sbiadita amministrazione di pessimo valore si aggrappa a tutto e lo fa ancor di più di come lo ha fatto in questi cinque anni impropriamente. Li vedi, allora come ora usare la fede, le processioni, gli altari, i concerti, i reel (che continua a pagare la collettività ma che di fatto fanno la campagna elettorale). Li vedi scrivere (per mano di consumato/a operatore della scrittura in ghost) e toccare persino momenti di enorme sentimentalismo. Di quello che può prendere chiunque se lo leggi al volo tranne coloro che conoscono bene il personaggio per cui si scrive. Eccone un esempio di sentimentalismo a buon mercato dove spicca più volte la parola “mia” come forma di possesso assoluto.
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Ormai, ci si è rassegnati, ci toccano settimane prossime (almeno fino al 24 e 25 di maggio) di grande uso ed abuso delle risorse pubbliche per farsi campagna elettorale perché chi la fa “non fa il sindaco ma è il sindaco”. Peccato che nessuno in questi cinque anni si sia accorto delle grandi qualità da primo cittadino. Al contrario. E non serve ricordare che chi fa il sindaco non può esserlo perché la nomina scade e non è venuta dall’alto ma dall’inganno fatto contro i cittadini anastasiani che hanno votato un tipo condannato per aver chiesto soldi ad un imprenditore. come ricorda la sentenza definitiva di Cassazione che abbiamo reso pubblica qui dopo cinque anni durante i quali nessuno lo aveva fatto. Eppure era un dovere di trasparenza ed onestà, questa sconosciuta.
L’impressione, data l’altra sera anche al Prefetto Di Bari, è che questi che amministrano sanno di essere al capolinea non tanto e non solo per non essere stati capaci di creare e far crescere una comunità poiché viziati dai difetti politici ed umani di chi li guida che da sempre è stato divisivo, facinoroso, velenoso e senza nessun rispetto per gli avversari politici. Ha offeso, negli anni, con ingiurie anche gravi tanti di coloro (alcuni passati a miglior vita) che hanno avuto la passione e la lucidità di accorgersi che era il male assoluto affidare una città per così tanti anni nelle mani di chi usa la politica (da quando aveva 16 anni) non per attaccamento ad essa ma per l’attaccamento che è al privilegio, al ruolo sopra gli altri, ai benefici che essa gli ha portato e a quelli chiesti (come condanna insegna). Questa volta la città non cadrà nel tranello. Nonostante le processioni, l’uso ed abuso di scuole, chiese, altari, concerti e reel. Un movimento silenzioso, persino al di là di quello che politicamente si sta molto bene organizzando, non vede l’ora di mandare a casa questi personaggi che si muovono attorno al loro capo ultrasettantenne il quale dispensa persino consigli ai giovani di ogni schieramento che hanno deciso di impegnarsi in politica e di rinnovarla. Andate a chiedere a loro, ai giovani, se si sono mai sognati di ricevere consigli da un soggetto così.
La politica nella città di Sant’Anastasia deve cambiare rotta e i “cattivi” maestri ancor prima dei buoni maestri devono sapersi fare da parte. Nessuno li vuole, nessuno li cerca poiché, come nella vita altra, i più giovani vogliono sbagliare da soli atteso che tanti giovani siano molto più capaci di chi giovane lo è stato mezzo secolo fa. Soprattutto in politica dove un “sentire” diverso, una lealtà che deve farsi trasparenza fa eco direttamente con tutti gli ideali di quei giovani che sanno essere liberi davvero. Con buona pace per chi è stato in politica dall’età di 16 anni e buona pace di chi lo segue in maniera scellerata, sta arrivando il momento del capolinea. Il momento nel quale a Sant’Anastasia respireremo aria decisamente più pulita se chi è stato finora a coltivare interessi economici e/o vanità sarà mandato a casa dagli elettori.


































