La preziosità del vivere. Ecco quel che fu il primo articolo di Pasquale Abete su “il Cittadino”
«Ciao Francesco, questo è quanto scrivevo sul mensile “Il Cittadino” alla sua prima uscita. Mi farebbe piacere se tu la ripubblicassi. Non sono riuscito a scaricare una foto che mostra un mare inquietante e oscuro. Sono passati 23 anni». Sulla mail è arrivato così il testo che Pasquale Abete ha scelto di riproporre dopo 23 anni. Un tema sempre attuale con il ricordo, vero sollievo del cuore e della mente, che 23 anni fa scrivevamo su fogli di carta formato tabloide e mandavamo in stampa almeno una volta al mese per richiamava con quella testata d’orgoglio, qual era “il Cittadino“, l’attenzione di tantissime persone che lo leggevano. Con me, oltre Pasquale Abete, c’era Girolamo De Simone, Teresa Tufano, il compianto Luigi Esposito Frascone, Ruggiero Granata e tanti altri per fare assieme impegno civile, cultura, prevenzione, orizzonte sociale, aggregazione. Ecco l’articolo di Pasquale Abete e la foto sopra che gli abbiamo messo noi del mare agitato che cercava.
La preziosità del vivere
di pasquale abete
La preziosità del vivere è un viaggio individuale da condividere con gli altri, un’occasione per esplorare orizzonti, seppure antichi, ancora sconosciuti. La preziosità del vivere: un modo per mettersi in discussione, per fare nuove amicizie e provare a volersi bene. La preziosità del vivere: confessare le proprie debolezze, far germogliare il seme della sincerità e scoprire cosa significa essere veramente forti. La preziosità del vivere: tenere per mano un amico e condividere con lui momenti non facili della sua esistenza. “La preziosità del vivere” è il titolo che ho voluto dare allo spazio che mi sono ritagliato su questo giornale. Questo spazio sarà la mia cabina, una delle tante di questa nostra piccola nave che oggi prova a salpare per il suo primo viaggio. Sarà la mia cabina personale, ma che sarò ben contento di condividere con tutti coloro che vorranno affiancarsi a me in questa avventura, alla ricerca, appunto, della preziosità del vivere. Chiunque potrà dare il suo contributo di idee, suggerimenti, riflessioni e quant’altro (scrivendo al mio indirizzo personale di posta elettronica Anonimo vegetariano).
Condizioni estreme
Intanto il varo è riuscito, la nave lentamente solca le acque tranquille, con garbo squarcia il buio della notte. Dall’alto guardo il mare sottostante: soltanto le acque adiacenti alla chiglia, che scivolano veloci verso la poppa, sono rischiarate dal bagliore della nave. Più in là il buio intenso rende il mare un luogo inquietante e oscuro. E penso a chi, disperato, avendo conosciuto il buio della guerra, della fame, dell’abbandono, si affida ad un viaggio estremo su barche malandate, quasi a lasciare che sia il destino a decidere per la sua sorte. Nell’oscurità del mare mi sembra di intravedere qualcosa, di sentire delle voci, ma è solo una mia impressione. Quanto basta perché il pensiero, sfuggendo al mio controllo, mi trascini laddove più mi spavento. E mi ritrovo, proiettato dalla mente, a dimenarmi, senza via di scampo, tra quelle onde scure, con la nave che scompare alla mia vista. Una fune, un salvagente, non chiedo altro, qualcuno che venga a soccorrermi, che allunghi la sua mano e stringa forte la mia. Torno in me. Mi scuoto forte, come fanno i cani quando sono bagnati, per scrollarsi di dosso l’acqua e far riprendere calore al corpo infreddolito. Dal salone della nave illuminato a festa mi giungono le voci amiche degli altri passeggeri, e questo mi solleva e mi consola. Ma resto ancora lì a fissare il vuoto, pensando a quanta gente, uomini, donne e bambini vivono sulla loro pelle quello che io ho provato soltanto ad immaginare. Chi viene da lontano su barche malandate non ha niente e non chiede niente, si aspetta solo una stretta di mano, un piatto caldo e una speranza per ricominciare a vivere. E’ assurdo che il semplice vivere appaia in tutta la sua preziosità solo quando si vive il dolore di condizioni estreme.
Ormai è notte fonda. Sul ponte della nave, con lo sguardo rivolto verso l’alto, miro incantato il cielo stellato. Miriadi di stelle brillano nel buio della notte per rassicurarci che non siamo mai soli, anche quando il buio del dolore, del distacco, il buio dello smarrimento ci avvolge completamente. È da un po’ di tempo che tra tante stelle c’è n’è una che brilla più di tutte: è una nuova giovane stella, che si fa notare perché brilla più che può, brilla così tanto che ne avverti il suo pulsare nel tuo cuore, brilla così tanto per illuminare il nostro cammino e rischiarare le nostre coscienze. È la tua stella… è la mia stella, è la nostra

L’individuo come moltitudine: oltre l’illusione dell’Io. Ecco quello che dovremmo tutti imparare
In guerra non ci sono eroi. Di guerre non abbiamo bisogno
L’originaria memoria… insieme riappropiamoci del nostro buon vivere
Ancora una volta questa pessima amministrazione divide la città in occasione del carnevale
Ecco ciò che non torna su Mario Gifuni e sulle due querele (pubblica e “privata”) fatte al Comune
Rifiuti a Sant’Anastasia, i dati dell’Ispra e le bugie di questa pessima amministrazione comunale