gli occhi di pasquale | la rubrica di pasquale abete |
Nessuno si salva da solo perché la pace non è l’assenza di guerra, ma la presenza di giustizia. Finché esisteranno zone del mondo condannate alla fame e alla disperazione, la sicurezza delle nazioni più ricche rimarrà un castello di carta. Non si può costruire un’isola di benessere in un oceano di miseria senza che le onde, prima o poi, travolgano le mura. La vera sicurezza non nasce dalle armi, ma dalla condivisione delle opportunità. Solo quando il benessere diventa un bene comune, il conflitto perde la sua ragione d’essere.
Credere che una nazione possa prosperare ignorando il resto dell’umanità significa tradire la nostra stessa natura. L’uomo è un essere relazionale. Il progresso tecnologico e scientifico ha senso solo se è al servizio dell’Umanità intera, non di una piccola cerchia di privilegiati. “Salvarsi” non significa solo sopravvivere o accumulare ricchezza, ma preservare la nostra umanità: quella capacità di riconoscere nel volto dell’altro, di qualunque provenienza sia, un fratello e un concittadino della stessa Patria Terra.
Scegliere la via della cooperazione non è dunque un gesto di generosità astratta, ma l’atto più realistico e pragmatico che un popolo possa compiere. Se la Terra è l’unica casa che abbiamo, l’unica strategia di sopravvivenza efficace è la cura della casa comune e dei suoi abitanti.
È tempo di passare da un’economia dell’esclusione a una cultura della condivisione, dove il respiro di uno non sia mai ottenuto soffocando quello dell’altro. Solo camminando insieme, con la consapevolezza che il destino dell’ultimo è legato indissolubilmente a quello del primo, potremo dire di esserci salvati davvero.
Aveva ragione Papa Francesco: “Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca… nessuno si salva da solo”.


































