Il libro dell’anastasiano Enrico Laloè presentato a Zocca, il borgo di Vasco Rossi in Emilia Romagna
Sabato 18 ottobre presso la Sala del Consiglio del comune di Zocca, “patria” e casa di Vasco Rossi in provincia di Modena, dove Enrico Laloè svolge da diversi anni la sua professione di docente in scuola pubblica, sarà presentato alle 17.30, in collaborazione con la Biblioteca comunale “Zosimo Marinelli”, il suo libro, esordio letterario, dal titolo “Di.segni introspettivi” edito dalle edizioni neomediaitalia, la Casa editrice fondata nel 1999 dal giornalista Francesco De Rosa. Una prima che aprirà, di fatto, il solco al viaggio che lo scrittore Enrico Laloè, nato e vissuto per molti anni a Sant’Anastasia, autore anche dei pregevoli disegni all’interno del suo saggio sui temi della vita umana e del suo senso, compirà in giro per la penisola partendo dalla ormai “sua” Emilia Romagna pur nato egli e vissuto per tanti anni a Napoli.
.

.
Enrico Laloè inaugurerà sabato 18 ottobre il suo viaggio in giro per l’Italia a raccogliere feedback attorno al suo libro, esordio letterario, dal titolo “Di.segni introspettivi” pubblicato con le edizioni neomediaitalia. Parte da Zocca il talentuoso scrittore, che è anche architetto ed disegnatore, di origine napoletane, nella cittadina emiliana dove lavora svolgendo attività di docente presso la scuola pubblica. Presso la Sala del Consiglio di Zocca affronterà assieme ad alcuni testimoni i temi che ha dibattuto con coraggio nel suo libro.
Un viaggio/lettura quello che propone il libro di Enrico Laloè che porterà frutto, di sicuro, a molti tipi di lettori. Perché scandaglia l’insondabile senso della vita e delle cose. Perché non cede alla rassegnazione e nemmeno al facile ed ingiustificato entusiasmo. Perché induce a guadare con lealtà luci ed ombre, il tempo dei ricordi e quelle cose nuove che dovranno venire.
.
La prima cosa da cui si viene colpiti sfogliando il libro di Enrico Laloè è l’emozione che c’è dentro. Quella che ha animato l’Autore, che ci onora, con questo suo esordio letterario, di entrare nel gruppo dei nostri Autori, e che ad ogni pagina delle 144 di cui è composto trasuda per effetto dei bellissimi disegni che ha realizzato e del testo che porta in luce il travaglio e la passione di vivere che Enrico Laloè esprime da sempre in tutto quello che fa. Dall’architettura, a cui si vocò con gli studi universitari ed il massimo dei voti (con lode), alle vicende della vita quotidiana, i suoi affetti, i suoi figli, i suoi legami di vita, i suoi dolori, i suoi alunni di oggi nella scuola dove onora ad ogni passo la docenza che gli è stata data. C’è vita e sofferenza, c’è impegno e fatica, ricordo e missione, speranza e peso greve di vita, entusiasmo e realismo dentro la sua narrazione. Lungo le quattro parti di cui il testo si compone non c’è un solo istante nel quale l’Autore non si pone domande rinunziando con lucidità e coraggio ad ogni atteggiamento di saccenza o superbia intellettuale. Uno stile narrativo che è anche un approccio sincero e leale verso se stesso, il mistero delle cose e tutti i suoi simili di cui pure racconta nel suo libro d’esordio appena uscito.
La quarta di copertina del libro di Enrico Laolè dal titolo «Di.Segni introspettivi» riassume tutto il senso ed il pregio che l’Autore propone al lettore che avrà la “fortuna” di avere il testo tra le mani. Dice: Viaggio immaginario o reale? Racconto interiore di un uomo o di una donna? In questo libro la poliedricità creativa di Enrico Laloè sprigiona mille segni e di/segni introspettivi. Sono legati al bisogno di trovare risposte ma anche mille altre domande. Così inizia il viaggio alla ricerca del proprio senso.
In Di.Segni introspettivi Enrico Laloè racconta esperienze di vita: quella di dentro e quella con gli altri mescolando tracce d’inutilità dell’agire umano accanto a quelle in cui la profondità di ogni istante di cui la vita è fatta si fanno strada. Passato e presente sono lati della stessa moneta. Danno vita ad antichi fantasmi e a tremende inquietudini dove il rumore dell’anima è assordante. Ma si scorge anche il varco di una luce. Dietro le maschere, dietro l’apparente vuoto di anime, Enrico Laloè intravvede ‘presenze consapevoli’ capaci di suscitare emozione pura, la volontà di credere che l’attimo eterno della vita di cui facciamo esperienza costituisce l’anticipazione di un «senso» che tutti cerchiamo ogni giorno.
E nella prefazione, non da meno, Enrico Laloè porta subito luce sulla missione del suo primo libro: un’indagine attorno all’esistenza umana (la sua e quella di tutti gli altri) che pure resta il viaggio dei viaggi, il più misterioso e travagliato, il più vario e complicato, il più gioioso ed imprevedibile. Che finisce sempre con un salto nel vuoto, con una scomparsa. «Aldilà dell’esercizio letterario, – si legge nella prefazione – del talento mai scontato, delle illustrazioni pungenti, del divertimento nell’uso di parole desuete, si percepisce chiaramente l’interiorità dell’autore/protagonista in tutte le sue sfumature e i suoi tormenti; è come se continuamente tendesse a ricercare il nuovo, rappresentato, ad esempio, dal canto delle sirene che evoca, anche se non è sicuro di essere pronto ad accoglierlo, poiché al momento ne subisce soltanto il rumore assordante . Si porta dentro la bellezza e dolcezza malinconica del passato, aspirando a tornare indietro e a farsi inghiottire dalla giara dalla quale improvvisamente e senza programmi è uscito; ma il tempo e le condizioni non lo permettono più. Vorrebbe andare avanti e godere appieno della vita e di ciò che lo circonda, ma il mondo non lo soddisfa, non si riconosce in chi gli sta intorno. Percepisce chiaramente la sua inadeguatezza rispetto al moto confusionario e mediocre dell’altro, attendendo, con una stanchezza dell’anima più che fisica, che qualcosa lo travolga, che sia lava o una ma-rea di corpi informi. La soluzione e la salvezza sembrano non esserci. Si dimena quotidianamente tra la definizione di un ordine nel suo procedere e la spinta maniacale al controllo, da un lato, e la ricerca della bellezza nell’ignoto e nel caos, dall’altro. La sua parte maschile e quella femminile coesistono: a volte fanno a pugni; altre si danno una tregua rasserenante. È estenuato, fradicio di vita ed esperienze, ma non trova più un rifugio in cui sentirsi al sicuro; spera ardentemente di trovare un nuovo porto ed un nuovo nido in cui ricevere conforto, ma nel contempo sta perdendo i suoi riferimenti: di luogo, di tempo e di affetti. Il passato è li nelle articolate e grigie strutture architettoniche a ricordargli quello che era; il futuro, o meglio la strada verso il futuro, è un susseguirsi di archi, a volte sorretti da un monte. Ha contribuito a creare la prigione di lame colorate che lo trattiene; ma lascia intuire l’esistenza di un moto vitale oltre le sbarre, che può raggiungere lasciando fluire l’istinto ed accordandosi con la musica che lo accompagna. Le paure e le angosce permangono sullo sfondo a ricordargli il pericolo dell’oblio, ma la tensione alla vita è più forte e deve essere assecondata».
.

.



Le persone sono davvero strane
Mikele Buonocore ed il “suo” Collettivo Artistico Vesuviano” arriva terzo al Premio Mia Martini sezione “Etnosong”
I piccoli paesi e quella narrazione idilliaca che dice molte bugie
Giro giro Napoli. La città raccontata ai bambini. Ecco il programma…
Da Somma “Civico 1”, l’associazione che vuole essere davvero inclusiva
Il lunedì in Albis e l’inno alla Madonna dell’Arco cantato dal balcone
Ancora una volta questa pessima amministrazione divide la città in occasione del carnevale
Ecco ciò che non torna su Mario Gifuni e sulle due querele (pubblica e “privata”) fatte al Comune
L’individuo come moltitudine: oltre l’illusione dell’Io. Ecco quello che dovremmo tutti imparare
Rifiuti a Sant’Anastasia, i dati dell’Ispra e le bugie di questa pessima amministrazione comunale