di francesco de rosa |


Era esattamente un anno fa, sul finire di giugno del 2020 nelle pieghe della tregua che ci diede la pandemia, quando mi arrivò il suo messaggio d’allarme con il quale mi diceva che aveva bisogno di parlarmi. Mi scrisse: “dobbiamo evitare che Sant’Anastasia possa cadere nuovamente nelle stesse mani di chi negli ultimi dieci anni l’ha resa la città delle tangenti. Ma dobbiamo impedire anche che il PD faccia gli stessi errori di sempre candidando i soliti personaggi sbagliati e, di fatto, dando via libera al peggiore dei candidati“. Carmine Esposito detto Krol, medico cardiologo anastasiano le cose che pensava non le aveva mandate mai a dire. Amava dirle di persona e ci metteva sempre la faccia. I nostri percorsi, io sempre fuori dalla politica, lui da molti anni dentro, si erano resi contigui per diversi tratti sul tema a me (e a lui) caro della corruzione nelle istituzioni. Carmine Krol temeva che le ultime elezioni le avrebbe vinte il solito personaggio indecente perché gli anastasiani si vendono al miglior offerente quando non ci sono valide alternative e non c’è un progetto politico serio di coesione e di sostanza.

L’ultimo appello prima che i giochi delle scorse elezione entrassero nel vivo Carmine Krol lo fece ad Enzo Iervolino che stava preparando la sua ricandidatura da tempo e lo fece davanti ai miei occhi. Sapevamo entrambi che Enzo Iervolino avrebbe perso se si fosse ripresentato e così fu ma non, come si disse stupidamente durante i comizi elettorali, per “colpa” di Rosalba Punzo, una signora mite e perbene che era stata per molti anni fuori dalla politica e che la si volle chiamare di nuovo in causa alle ultime elezioni cittadine. Il nome di Rosalba, come tutti sanno, fu Carmine Krol a farlo quando fu chiamato al tavolo del centro sinistra che, di fatto, era ed è una cerchia chiusa riservata alle poche voci militanti e tesserate della politica locale che avevano ed hanno occupato gli spazi dei partiti e delle liste civiche sopravvissute e passate dai padri ai figli. Partiti e liste morti dentro ma pur sempre vispi e superattivi quando si avvicina il periodo di nuove elezioni e di future spartizioni di prestigi locali e/o di poteri supposti. Il messaggio che fece a braccio (qui di seguito riproposto) non fu nemmeno considerato e le elezioni andarono (ahinoi) come tutti sappiamo.

Il resto è accaduto sotto gli occhi di tutti. Carmine Krol ha combattuto fino alla fine la sua battaglia politica nei mesi in cui non poteva sapere che un anno dopo sarebbe stato chiamato a combattere un’altra battaglia, anch’essa ardua, sempre contro un male oscuro. Le ha perse entrambe ma molte volte la dignità, il valore ed il coraggio di chi perde le battaglie cruciali della vita è tanto più alto di chi quelle battaglie sembra le abbia vinte. Perché la morte è pur sempre un destino collettivo come le origini comuni e le passioni che si possono avere negli stessi posti dove si nasce. A settant’anni suonati Carmine Krol aveva negli occhi la curiosità che hanno i bambini. Parlava di Londra, dei suoi figli e della civiltà che era altrove. Parlavamo di Annabella, la moglie che aveva perso già da molti anni, donna d’intelligenza vivace fuori dal comune ricordata da me e da molti anastasiani sempre con immenso affetto. Parlavamo dei suoi affetti recenti, degli anni trascorsi, delle stagioni di sviluppo mancate in città da troppo tempo. Dei vanitosi, degli opportunisti e dei bugiardi. Carmine Krol era cresciuto dentro l’alveo socialista, quello romantico, poetico, quello che poi si è tenuto lontano dalle clientele e dalle tangenti. Quello minoritario. Andava fiero quando mi diceva con orgoglio, ogni volta che ci incontravamo al bar di Vincenzo o nel mio ufficio, “ho nella mia libreria tutti i libri che tu, caro Francesco, hai scritto su Sant’Anastasia“. Quando pubblicai “Il tangentista“, che presentai presso l’Istituto Luca Pacioli grazie alla libertà e alla visione profetica del preside Antonio De Michele, lui era in prima fila fiero di esserci e di sedere lì quella sera. Carmine Krol è stato un uomo libero che ha cercato fino alla fine la verità e la giustizia. Negli ultimi anni passeggiava in tuta per le strade del paese con il passo di chi aveva una voglia matta di riappropriarsi di tutte le migliori passioni giovanili, dei luoghi, delle culture locali. Continuò a farlo anche quando si accorse che questa sua (e mia) città era ed è diventata del tutto cinica ed apatica. Senza orgoglio, senza riscatto e con la mediocrità di chi è cresciuto all’ombra dei peggiori esempi. Quelli che hanno la smania infinita di occupare poteri, visibilità e cerchi chiusi. Uomo perbene e coraggioso Carmine Krol sognava di aggregare con i suoi concittadini più liberi quella voglia di futuro, identità culturali mai finte che sapeva riconoscere malgrado i suoi e i nostri difetti.

La sua morte segna il passo. Assomiglia ad un’infausta metafora. Conseguenza di un male che non ha potuto vincere arrivato dopo l’ultima battaglia civile e politica combattuta e persa. Ma della sua vita resta pur sempre l’esempio che ha dato. Quell’ottimismo atavico che poteva contagiare solo e davvero i puri di cuore, quelli che non scambiano la vanità per impegno civile, il guadagno personale per abnegazione, la politica con la cura della propria carriera, la corruzione per civiltà e progresso, la verità con la bugia. Se un giorno tutto questo ritornasse di moda. Se ritornasse di moda la legalità e la coerenza, la verità e la giustizia. Se questo dovesse accadere sapremo che a mettere qualche seme durante i tempi bui è stato, assieme ad altri pochi, anche Carmine Krol: uomo coerente, perbene, coraggioso e ribelle ad ogni deriva della politica, della sua città natale e di una minimissima idea di giustizia e di civiltà.