Loro stanno assieme come può stare un ramo all’albero a cui quel ramo si tiene. Stanno assieme senza mai dire chi è l’albero e chi il suo ramo. Stanno assieme, Miriam Corongiu e Vincenzo Marciano, a coltivare i 4 ettari di terreno che hanno convertito in amore puro presso una zona che conserva tutti i segni del rurale di quella terra tra Sant’Anastasia e Pomigliano d’Arco. Assieme nella vita e nella tenacia di un sogno che ha fatto già parlare, e tanto, di sé da quando nel maggio 2017 quel sogno ha preso forma. Non è affatto una questione di soldi anche quando, in alcuni giorni della settimana, vendono (ad una clientela che viene da diverse parti del napoletano e non solo) i prodotti della natura della quale si prendono cura ogni giorno. Qui il cibo è soprattutto una questione “etica”: quella che tutela l’ambiente e la natura dentro la quale vive. Quella che rispetta le stagioni, i profumi, le biodiversità. Che cerca gli “alberi dimenticati” per fare in modo che quegli alberi possano ritrovare nuova vita. Sono mani e braccia d’amore e di vita e sembra quasi un miracolo che accada qui in una comunità cittadina dilaniata da egoismi, paradossi, notizie, anche recenti, che ti lasciano sgomento. Miriam Corongiu viene da un’altra terra e si vede. A Sant’Anastasia si è legata unicamente per amore: quello di Vincenzo Marciano, suo marito e soprattutto il compagno dei suoi sogni migliori. Vivono all’unisono, lui geologo, lei contadina, come ama definirsi, innamorati di madre terra che ci sostiene e ci alimenta. Miriam e Vincenzo avranno da oggi uno spazio tutto loro su glianastasiani.it ma, ed è ciò che più conta, faranno parte di una “rete” che stiamo costruendo. Una rete orizzontale dove nessuno è la sfumatura di un altro. Nessuno animato dalla volontà di sovrastare gli altri. Non ci sono né ci saranno “primi attori” né la smania di protagonismo di cui Sant’Anastasia si alimenta. La rinascita parte da qui, silenziosa e concreta. Dove le cose hanno i loro nomi, belli o brutti che siano, senza mai passarci attorno o lavarsene le mani per far finta di niente. Miriam ha il coraggio che ci piace di più. Denuncia, invita, scuote. Parla delle agromafie che inquinano la terra. Scrive, senza peli sulla lingua, di quell’ottuso modo di fare degli anastasiani di cui comprende poche cose. Ancor meno se pensa a queste ultime elezioni. Miriam si muove per costruire quella comunità orizzontale con persone che hanno affinità, una identica sensibilità. La stessa per la quale ci siamo mossi noi da qualche giorno cercando dapprima lei e suo marito Vincenzo. Nel 2017 de “L’Orto Conviviale” parlò anche Rai Tre che venne a Sant’Anastasia per capire che cos’era quell’idea venuta fuori dalla fantasia e dalla caparbietà di Miriam Corongiu e di suo marito Vincenzo Marciano.

Un passo più avanti e Miriam dettagliava come nacque e che cosa comprende un’idea vincente e sostenibile che fa bene al cuore e al territorio dacché essa è cuore e territorio assieme. «L’Orto Conviviale, nata nel maggio del 2017 – raccontava Miriam Corongiuè un’azienda agricola ai piedi del Monte Somma e a conduzione familiare, dove ciò che conta più di tutto è l’amore. Solo chi lavora con le mani nella terra sa che la terra è brulicante di forme di vita senza le quali non c’è fertilità né rigenerazione. Per questo motivo, abbiamo deciso di adottare tecniche di coltivazione che non contemplano l’uso dell’agrochimica, ma l’apporto di conoscenze e di lavoro manuale, riducendo più che si può l’impatto ambientale. I nostri terreni sono in fase di conversione al metodo biologico, ma ci ispiriamo da molto tempo a quello “Manenti” per la gestione della fertilità dei suoli. Una parte del nostro appezzamento è riservato a colture ortive esclusivamente stagionali e grandemente biodiversificate. Un giovane melograneto insiste su circa 5000mq di terreno accompagnato da noci varietà Sorrento e dalle tipiche albicocche del Somma-Vesuvio (Pellecchiella, Vitillo, Palummella, Tyrinthos).
Il nostro progetto più ambizioso è il “Giardino degli Alberi Dimenticati”: una parte del frutteto ospita colture storiche del Mediterraneo dimenticate dalla gente perché escluse dal mercato e che, invece, hanno diritto alla vita e a un posto nella nostra memoria molto più delle innovazioni genetiche a cui siamo stati abituati. In questo modo ripristiniamo il paesaggio, preserviamo la biodiversità e poniamo un freno tangibile alla “alta velocità” di questo sistema economico che trascina via tutto e rende liquidi i nostri tempi. Tra questi alberi annoveriamo nespolo germanico, sorbo, corniolo, carrubo, giuggiolo, corbezzolo e azzeruolo, pero e melo cotogno, diverse cultivar di fichi, meli, peri, prugna, gelsomoro, ciliegi. Gli impianti sono giovanissimi, ma fin d’ora costituiscono un piccolo parco-catalogo utile a sensibilizzare media, enti di ricerca e acquirenti alla riscoperta di un vero e proprio patrimonio culturale.
Nell’intento di coltivare le persone, prima che la terra, e di parlare loro di “agri-cultura” – cioè di valori come l’attesa, campagna bene comune, rispetto per l’ambiente e rivalutazione del territorio – l’Orto Conviviale organizza periodicamente eventi per la rassegna “Incontriamoci nell’Orto: laboratori di Agri-Cultura e Tempo Ritrovato” in collaborazione con molte altre energie territoriali.
I nostri laboratori, rivolti ad ogni fascia d’età, spaziano dai convegni tematici , al cinema d’epoca, ad attività prettamente contadine accompagnate da momenti di lettura, eventi in beneficenza, ecc. L’ultima nostra idea è il concorso letterario nazionale “L’Orto in nero”, per racconti sulla devastazione ambientale, genere noir: lo scopo è la sensibilizzazione alle problematiche ambientali attraverso la campagna, luogo di cultura. Nel corso della prima edizione sono arrivate oltre 40 prove da tutta Italia e l’evento di chiusura. Presso di noi, inoltre, è disponibile una Little Free Library, una biblioteca pubblica per il book crossing, aperta a chiunque voglia ritagliarsi un po’ di tempo nella natura, leggere in tranquillità e, come vuole il motto delle Little Free Libraries sparse ovunque, “cambiare il mondo”
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Oggi, nel cuore di un autunno che addensa nubi di pandemia sopra il nostro orizzonte, si sta assieme con cautela. Coperti di mascherine e di preoccupazioni per quello che potrebbe venire il prossimo inverno. Ma la terra vuole ottimismo, la forza delle idee. Intanto il sodalizio tra L’Orto Conviviale e glianastasiani.it è compiuto. Qui i pomodori, quando stanno nei campi, stanno sempre accanto ai girasoli perché c’è un motivo primordiale e biologico. La zucca cresce grande e ricca di vitamine. Il miele, le mele, le pere con il melograno danno sfumature strepitose. Ci sono le zucchine, le melanzane, i friarielli. Non passerà un solo giorno che non racconteremo ciò che avviene presso “L’Orto Conviviale”, prima tappa di una rete da costruire sul territorio, senza limiti d’età, di colore, di credo o ambito sociale. Passando per stagioni diverse, prodotti, profumi, produzioni e colori variegati che la natura dà dal primo all’ultimo dell’anno.

fdr