Nel marasma che si è determinato in seno alla comunità anastasiana nel quale si vorrebbero “lubrificare e ripulire” i vizi deleteri e le inclinazioni personalistiche dei molti e soliti nomi che occupano i temi pubblici, e a cui la comunità locale da anni affida rappresentanze o, persino, incarichi istituzionali, qualcosa di diverso si muove cercando di riportare l’attenzione sui temi essenziali. Così della nascita di un gruppo locale della “Comunità Laudato sì” aveva scritto qui Antonio Sasso che se ne è fatto promotore a Sant’Anastasia assieme ad altri. Ora quel passo si è fatto più largo ed ampio con un incontro, lo scorso 24 giugno a Sant’Anastasia (che qui raccontiamo), tra i gruppi vesuviani delle Laudati sì che si stanno costituendo o stanno già operando.


Dove sono e che cosa sono le “Comunità Laudato sì”

Sviluppatesi, in particolare e dapprima, nel territorio di Rieti e di Amatrice grazie ad una iniziativa di monsignor Domenico Pompili, vescovo della città, e di Carlo Petrini, fondatore di Slow Food e Terra Madre, le “Comunità Laudato sì” sono sostanzialmente aggregazioni di cittadini che operano nello spirito dell’Enciclica che porta lo stesso nome e che Papa Bergoglio ha scritto ispirandosi evidentemente a Francesco d’Assisi. Tuttavia, esse non hanno limitazioni di credo, di orientamento politico, di nazionalità o estrazione sociale. “Sono tutte occupate – ha affermato il vescovo di Rieti Pompili – a diffondere sul territorio i temi dell’ecologia integrale attraverso attività concrete, conferenze e pubblicazioni. Iniziative dal basso che hanno suscitato l’interesse di molti intellettuali di prim’ordine, diventati parte attiva del movimento. La specificità del movimento rispetto all’ambientalismo storico è nel porre l’accento sulla dimensione comunitaria”. “Le Laudato si’ – sottolinea ancora Pompili – non hanno un carattere confessionale e possono costituirsi in molteplici modi: possono riunire per la prima volta un gruppo di persone oppure nascere all’interno di organizzazioni già presenti, rinnovandone le finalità. Quando si è ragionato su come coinvolgere le persone nella diffusione dei valori dell’enciclica, è stata avvertita la necessità di superare il modello sul quale si basano associazioni, partiti, movimenti e sindacati, per sposare un elemento più inclusivo”. Già i partiti e la deriva a cui essi sono arrivati è senza appello. Anche in comunità locali come quelle del vesuviano i partiti (o liste civiche che siano) sono gruppi ristretti che gestiscono piccoli poteri e scelte spesso scellerate. “Le realtà comunitarie – ha aggiunto Pompili – esprimono invece meglio la necessità del rinnovamento da accogliere, che non può partire da meccanismi come il tesseramento e l’organizzazione verticale. La proposta cerca infatti di offrire un modello a tante realtà che stanno effettuando un cambiamento dal basso, di dare forma al desiderio di una realtà più sostenibile che non rientra nei vecchi schemi”.

Oggi l’Italia conta circa sessanta “Comunità Laudato sì”. All’incontro con papa Francesco ne parteciparono circa 250 persone da 35 delle comunità attualmente censite. Tra le regioni in cui operano le Comunità ci sono il Piemonte (Bra, Alba, Moncalieri), la Lombardia (Milano, Olgiate Olona, Pavia, Viadana), il Veneto (Treviso, Isola Vicentina), l’Emilia Romagna (Novellara, Bologna, Salvaterra – Romagna Forlivese), la Toscana (Valdarno, Firenze), le Marche (Santuario Madonna dell’Ambro, Ascoli Piceno), il Lazio (Rieti, Terminillo, Roma, Greccio, Monte Navegna e Cervia, Monte San Giovanni in Sabina, Accumoli, Amatrice, Castelli Romani, Alatri, Anagni), l’Abruzzo (Pescara), la Campania (Napoli, Vesuvio), la Puglia (Torremaggiore), la Sicilia (Ragusa, Trapani, Marsala, Mazara, Gela) e la Sardegna (Sassari, Nuoro).

Lungo la scia di quest’impegno dei gruppi che si ispirano alla “Laudato Sì” ed operano a Pomigliano d’Arco, Ponticelli, Trecase, Sant’Anastasia, Pollena Trocchia, Somma Vesuviana e Ottaviano si è voluto fare il punto e, finalmente, dopo le costrizioni della pandemia incontrarsi dal vivo lo scorso 24 Giugno nella cornice ideale del Parco Tortora Brayda di Sant’Anastasia. La scelta del luogo non è stato un caso. Il Parco è un piccolo gioiello per tutta la zona ma, al tempo stesso, è in uno stato di totale abbandono. Rappresenta un pò la metafora della cura della casa comune a cui siamo tutti chiamati a dare una mano. L’incontro è servito ai gruppi per conoscersi e gettare le prime basi per azioni comuni. A Sant’Anastasia i gruppi del vesuviano hanno voluto portare la loro voce, fare “rete locale”, una piattaforma da cui poter agire assieme. Così ogni gruppo si è brevemente  presentato con i loro portavoci. Antonio Sasso ha voluto raccontare i primi passi che si stanno muovendo in seno ad una comunità dove spesso vige e governa, come ora, da maggioranza ad opposizione, il peggio e il solito. “Il gruppo di Sant’Anastasia – dice Antonio Sasso – nasce sulla scia della lettura dell’enciclica nel 2015 che portò alla formazione di un gruppo spontaneo (fusione di piccole associazioni di Pollena (Vesuviani in Cammino), Sant’Anastasia (neAnastasis) e Somma Vesuviana (Huck-Finn)) che diede luogo a 5 incontri pubblici su alcuni temi dell’enciclica: 1. Cambiamenti climatici globali; 2. Energie ed economie rinnovabili; 3. Antropocentrismo deviato; 4. Ecologia integrale e solidarietà generazionale; 5. La cura della casa comune: quali impegni per il territorio vesuviano. Dopo cinque anni, alcune di quelle persone e altre che si sono unite, hanno deciso di riprendere quel cammino aderendo (26 maggio 2021) alla rete delle Comunità Laudato sì“.

Da Trecase Don Federico Battaglia e Maria Lionelli hanno condiviso il tratto più lungo finora fatto. “La Comunità di Trecase – ha affermato Maria Lionelli – nasce 2/3 anni fa dall’interazione quasi casuale del gruppo di Slow Food locale con don Federico, parroco della Chiesa di Sant’ Antonio di Padova. Dall’incontro tra due realtà molto diverse si sono innescate diverse attività molto interessanti volte alla rivalutazione dei terreni abbandonati e all’agricoltura di qualità (è il pane di qualità, non quello scadente che avanza, che va donato ai bisognosi). L’attività è centrata sul senso di comunità, ovvero sulla crescita dal basso attraverso piccoli passi ma condivisi con le persone del posto. Il libro “Terra futura”, dialogo tra Papa Francesco e Carlo Petrini, ha costituito anche l’occasione per avviare un processo di dialogo tra mondi “diversi” che ancora oggi continua. È  in cantiere una proposta di legge regionale che promuova l’aggregazione di piccoli apprezzamenti terrieri, salvaguardano i proprietari, per incentivare una agricoltura di qualità che vede anche il coinvolgimento di immigrati”.

Maria Imparato ha portato la voce di una periferia cittadina che sa fare resistenza, organizzare la speranza. “Il circolo di Ponticelli – ha sostenuto – nasce nell’ambito della parrocchia situata nei pressi dell’Ospedale del Mare, ovvero in quell’area nata all’indomani del terremoto dell’ “80. È un territorio difficile dove le iniziative, anche quelle che mirano ad una educazione ambientale, si scontrano con una mentalità poco recettiva, frutto più dell’emarginazione che di colpe delle persone. Il circolo è guidato da un sacerdote indiano che è rimasto bloccato in India a causa della pandemia”. Più a valle Maria Busiello ha raccontato l’esperienza di Pomigliano. “Il circolo di Pomigliano opera da anni presso la parrocchia di San Felice, attorno alla figura di don Peppino Gambardella. L’attenzione per i temi ambientali, e quindi l’adesione alla rete dei circoli cattolici Laudato Sì, è nata anche da alcune criticità ambientali di quel territorio. La qualità dell’aria è da anni compromessa da numerosi sforamenti dei livelli di soglia della polveri sottili (PM10) che conferisce alla fascia dei comuni che va da San Vitaliano a Volla, il triste primato tra i comuni più inquinati d’Italia. Accanto a questo problema il circolo sta conducendo osservazioni critiche al progetto di realizzazione di un digestore (impianto aerobico per la produzione di compost da rifiuti organici). Inoltre, il circolo ha intrapreso delle passeggiate nelle zone periferiche per conoscere e condividere i problemi di queste aree più trascurate”.

Un momento dell’incontro di Sant’Anastasia del 24 giugno 2021
Il Boschetto villa Tortora Braida di Sant’Anastasia

Dai racconti è emerso chiaro che i temi ambientali si intrecciano con problemi atavici dei nostri territori (disordine urbanistico, mancanza di servizi pubblici, mancanza di aree verdi, etc). Ma il senso dell’ecologia integrale è proprio quello di aver messo in intima connessione i problemi della casa comune con quelli degli ultimi (gli scarti). Subito dopo le presentazioni delle diverse esperienze comunitarie è iniziato un dibattito spontaneo sulle cose che si possono fare assieme. Un comune denominatore è sicuramente quello di portare avanti iniziative legate alle comunità dei paesi in cui si opera. È solo con una crescita collettiva e dal basso che è possibile sperare di fare proprie anche buone pratiche e incidere sui tanti problemi ambientali. Sono stati anche citati degli esempi di possibili azioni comuni. Quello di un rilancio dell’agricoltura è certamente uno di questi perché potrebbe portare al riuso di terreni abbandonati con l’innesco di un’economia circolare locale. Un altro tema riguarda i trasporti pubblici la cui grave carenza porta ad un uso improprio dell’auto, con ovvie conseguenze sulla qualità dell’aria. Le linee della circumvesuviana andrebbero di molto migliorate sia per facilitare i collegamenti verso Napoli ma anche i collegamenti intercomunali. Il Parco Nazionale è un altro elemento che accomuna i gruppi vesuviani e molto si potrebbe fare per tutelare meglio e conoscere di più l’area protetta.

Oltre ad iniziative “pratiche”, si è anche sentita l’esigenza di una maggiore formazione-informazione sui temi dell’enciclica. Don Federico Battaglia ha fatto presente che presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale è stato inaugurato da pochi anni il primo curriculum dedicato proprio al tema della teologia dell’ambiente e, più in generale, della tutela del creato. Si potrebbe, quindi, immaginare nel prossimo futuro l’organizzazione di un evento, occasione di riflessione su qualche aspetto specifico dell’ecologia integrale. È stata anche proposta la possibilità di creare un blog dove condividere tutto il materiale che i gruppi producono. Ci si è lasciati tutti con un pizzico di ottimismo sapendo di non essere “soli”. Per un momento si è stati in grado di cogliere ed accogliere la diversità delle esperienze dei vari gruppi e delle singole persone come un patrimonio importante da cui partire. Sarà sufficiente? E, soprattutto, sarà diverso dalle altre aggregazioni che si dichiarano aperte ed inclusive ed invece restano del tutto chiuse e circoscritte? Il prossimo tempo potrà dire. Intanto val bene auspicare che hasta la fraternidad universal siempre!