La perla di questa amministrazione comunale ancora in carica a Sant’Anastasia forse è questa che sta riguardando il consigliere comunale Mario Gifuni, (anche lui ancora in carica) che dal 5 ottobre scorso è all’opposizione e paga pena. Perla assoluta questa accanto ad altre perle accumulate in questi cinque anni di cattivissima amministrazione. In mezzo ad altre perle di bugie, menzogne, di intimidazioni verbali, di consigli comunali gestiti con il solito stile da bullo di quartiere. Così negli stessi giorni in cui gli assessori e chi li guida recitano a soggetto romantico con foto e parole (loro ed altrui) che inneggiano all’unità della città, alla comunità coesa, alla Meloni, alle vecchie amicizie, ai buoni modi, ai sentimenti amorevoli e alle emozioni ostentate per far breccia nel cuore di chi non li conosce, loro, questi abilissimi amministratori degli inganni e delle bugie, organizzano la corazzata per intimidire e punire Mario Gifuni con ben due querele. Della serie ne punisci uno ne educhi tanti. La prima querela, di cui vi abbiamo parlato qui, pagata con i soldi pubblici in poco meno di duemila euro. La seconda organizzata successivamente raccogliendo euro 210 a testa tra sette dei nove impiegati pubblici che hanno funzioni dirigenziali. L’obiettivo è quello di dare una lezione all’immondo Gifuni che ha tenuto in vita questa amministrazione per cinque anni e messo spesso sulla graticola dei suoi post pubblici. Che non ubbidisce al comando del capo e non abbassa la testa. Che lo scorso 2023 ha avuto un infarto eppure non si arrende alle imposizioni, alla politica del più forte e dei più vanitosi. Che chiede accesso agli atti pubblici per ogni cosa che a suo dire non quadra e si trova scritto in risposta, nero su bianco, che deve tenere tutto riservato per se e segreto se non vuole rischiare di farsi mesi di carcere. Roba da regime se non fossimo in Italia e se Gifuni non fosse un consigliere comunale nell’esercizio delle sue funzioni che il voto gli ha conferito. Ecco i fatti, gli atti e gli interrogativi più inquietanti che la vicenda suscita a piene mani…




È il 19 gennaio scorso quando questa determina prende forma e firma nelle stanze del Comune di Sant’Anastasia. I cittadini verranno a sapere subito dopo che si stanno spendendo euro 1.991,82 per querelare il signor M.G. (ci fa ricordare Gaber) usando un garbo alquanto inutile pur di non dire a chiare lettere che era Mario Gifuni consigliere comunale che dal 5 ottobre (cioè poche settimane prima della querela) è passato all’opposizione. Lo fanno, diranno quelli più informati, perché questi amministratori cittadini amano molto la legalità e soprattutto lo spirito di coesione ma anche la comunità, la riservatezza di certe informazioni e l’unità della città. Mario Gifuni diventa così per loro in questa delibera colpevole di aver pubblicato una richiesta/protesta che aveva protocollato un giorno prima dove chiedeva ai nove responsabili di posizione organizzativa che sono al Comune di non limitare la libertà di cronaca politica e il diritto di accesso alle informazioni pubbliche. In sostanza una maggiore disponibilità per accedere agli atti pubblici. Ecco di seguito il suo post del 31 ottobre dal suo profilo facebook con il suo atto protocollato il giorno prima…
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Poche ore dopo aver protocollato la richiesta, il consigliere Mario Gifuni pubblicava quindi sul suo profilo facebook la foto con il testo integrale ed una frase scarna ma significativa che lo accompagna come vedete sopra. La delibera del 19 gennaio metteva così sul banco degli imputati il signor M.G. colpevole di aver pubblicato quel post ma, in realtà, colpevole, come molti diranno da subito, di essere uscito dalla maggioranza. Colpevole dei suoi continui dissensi nei cinque anni di maggioranza, dei suoi mugugni. Nella delibera che investe soldi pubblici si palesa da subito il livello di livore contro il signor M.G.. Ma non basta. Passano solo pochi giorni e succede qualcosa che ha dell’accanimento palese. Su questa stessa vicenda Mario Gifuni prende la seconda querela (perché due è meglio di una) che questa volta è “privata” cioè pagata con soldi privati (210 euro a testa) da sette dei nove responsabili di posizione organizzativa.
Lo racconta nei dettagli uno dei nove responsabili di posizione organizzativa che è stato – confessa con senso di rassegnazione – pressato a farlo dalla segretaria comunale che era in compagnia dello stesso avvocato a cui il Comune ha affidato la querela pagata con i soldi pubblici. Esprime dissenso misto a dispiacere colui che racconta come sono andate le cose e anche il motivo per cui ha dovuto cedere e pagare assieme ad altri sette dei nove euro 210 per parte sua affinché si possa redigere una seconda querela, questa volta “privata” dacché pagata con i soldi di sette su nove dei responsabili di posizione organizzativa che conta il Comune di Sant’Anastasia. Uno di loro si è sfilato motivando che ci penserà per proprio conto. Un altro ha preferito, pur sotto pressione, affidare ad un proprio legale di fiducia la vicenda. Una vicenda che apre spazio a molti interrogativi e non volendo noi fare scredito a nessuno ma svolgere il ruolo che deve svolgere la libera informazione proviamo a porre alcuni degli interrogativi che molti si stanno facendo
Gli interrogativi per i quali cerchiamo risposte e che una collettività ha diritto a sapere
1) Il primo dei quesiti riguarda proprio il signor M.G.. Meritava Mario Gifuni una prima e anche questa seconda querela che alcuni dei querelanti, almeno tre, hanno fatto solo perché sotto pressione come poi rivelato allo stesso querelato? Quale colpa ha avuto? Chi ha diffamato? Che cosa ha commesso di deplorevole se non aver fatto ciò che un consigliere comunale deve fare per dovere ed esercizio delle sue funzioni?
2) Perché la segretaria comunale ha sentito la necessità di pressare (come è stato riportato) la volontà dei responsabili di posizione organizzativa per querelare una seconda volta sulla stessa vicenda il consigliere Mario Gifuni colpevole per questa amministrazione di un post che dava testimonianza dell’esercizio fondamentale che un consigliere comunale deve esercitare? E come mai la stessa segretaria comunale ha chiesto ai responsabili di posizione organizzativa di fare querela pagando a testa euro 210 in presenza dello stesso legale incaricato dall’amministrazione per la querela pagata con i soldi pubblici invece di dare a loro libertà di decidere se querelare o meno e semmai di scegliere il legale che ognuno di loro avrebbe voluto scegliersi ammesso che volevano davvero fare loro una querela di parte?
3) E ancora. Perché su richiesta dello stesso consigliere comunale Mario Gifuni del 21 luglio dello scorso anno, e successivamente del 30 settembre dello stesso anno 2025 quando era ancora in maggioranza, che chiedeva spiegazioni sul disservizio della raccolta rifiuti, il Comune di Sant’Anastasia gli dava risposta soltanto il 10 ottobre cioè cinque giorni dopo essere uscito dalla maggioranza intimandogli anche e nel contempo di tenere segrete (come leggete di seguito) tutte quelle informazioni di atti pubblici che pure gli elencava in risposta? Come avrebbe potuto dar conto il consigliere comunale Mario Gifuni ai suoi elettori e alla città che una sua iniziativa politica aveva di fatto portato nelle casse del Comune soldi ottenuti in penale pari ad euro 12.500,00? Perché chiedere segretezza se nessun dato sensibile né altro di diffamatorio era contenuto in quegli atti?
Di seguito gli atti di cui vi abbiamo detto. Il mistero resta fitto. Il signor M.G., al secolo Mario Gifuni, consigliere comunale di opposizione dal 5 ottobre scorso sembra sia diventato il bersaglio che deve fare da esempio. Con volontà ad intimidire lui e chi sta con lui. Con la previsione di molti (anche stimati penalisti) per aver perso solo tempo e soldi (pubblici e privati) vista la volontà dimostrata e documentata dallo stesso Gifuni a fare solo l’interesse dei cittadini e il dovere di un consigliere comunale. La campagna elettorale è entrata nel vivo nel peggiore dei modi. Una perla rara e forse ultima di questa pessima amministrazione cittadina.




