gli occhi di pasquale | la rubrica di pasquale abete |
Formulare buoni pensieri per poi divulgarli attraverso un giornale, o trascriverli tra le pagine di un libro, non fa di noi delle persone coerenti. Semmai può darci una parvenza di credibilità. Soltanto i fatti, che scaturiscono dal nostro agire, possono conferire un valore concreto alle cose che diciamo e a quelle che scriviamo.
L’illusione della parola
I politici sono veri maestri in quest’arte dell’apparire credibili. Uomini capaci di screditare anche i santi, pur di dimostrare ai propri elettori di essere loro i più accreditati a governare il paese. Ma la realtà si scontra spesso con l’assenza di prove tangibili: nessuno lo dimostra con i fatti.
L’esempio più eclatante di questa sconnessione tra parole e realtà è l’altissimo stipendio che, senza alcuna motivazione meritocratica o sociale, i politici stessi si assegnano. È proprio intervenendo su questa assurdità che la politica deve cambiare rotta, se vuole ritornare ad essere coerente e veramente credibile agli occhi del cittadino.
Una proposta per il bene comune
Mettere a disposizione della collettività le proprie capacità intellettuali e manageriali dovrebbe essere una scelta morale, non un obbligo o un percorso verso l’arricchimento personale. Per ritrovare un senso di equità, si potrebbe adottare una formula più democratica per il calcolo del compenso parlamentare. La formula, semplice da attuare ma certamente difficile da accettare per chi è abituato a privilegi quasi monarchici, potrebbe essere la seguente: censimento. Calcolare l’ammontare di tutti gli stipendi destinati ai dipendenti statali di ogni categoria.
Media: Dividere tale somma per il numero globale dei dipendenti stessi.
Risultato: L’importo ottenuto rappresenterebbe la retribuzione equa per chi è impegnato a governare un paese realmente democratico.
Conclusione
Solo quando chi governa vivrà la stessa realtà economica di chi è governato, la parola “coerenza” smetterà di essere un esercizio di stile per diventare una pratica di vita. Finché esisterà questo divario, la politica rimarrà confinata nel regno dell’apparire, distante dai bisogni e dalla dignità del popolo.
Articolo pubblicato per la prima volta in data 12/04/2008 su “il Cittadino”
