Riceviamo e volentieri pubblichiamo da un docente, cittadino anastasiano…
Preferisce tenere riservato il suo nome colui che, nostro attento lettore, ha sentito la necessità di scrivere una riflessione negli stessi giorni in cui è andata in scena la questione del “patimento” di chi guida l’attuale amministrazione e della dignità che deve avere chi guiderà la prossima. Anonimato, quello del nostro cittadino, e non codardia per tenere tutelate le sue interazioni (e quelle della sua famiglia) con un territorio che lo ha visto nascere e a cui ha dato molte delle sue energie culturali e civili. Che così e per questo ci ha chiesto di tenere riservato il suo nome. Con la saggezza della sua esperienza e dei tanti anni che ha già trascorso in varie scuole della provincia ha voluto offrire la riflessioni che qui vi proponiamo integralmente su un tema che in queste settimane e nelle prossime sarà quantomai attuale: il prossimo sindaco della città vesuviana. La sua, nostra, la vostra. E così la sua riflessione diventa un appello a chi in questi anni ha ricoperto e ricopre quel ruolo con volontà di ricandidarsi per l’ennesima volta. Ecco la sua riflessione…
“Non possiamo più tollerare l’ipocrisia di chi si presenta come un eroe della trasparenza e della moralità. Il nostro Sindaco parla di dignità politica e di esempi da seguire, ma la realtà è ben diversa.
Non ha sfruttato nessuno? E come definire allora le sue scelte discutibili e le sue priorità? Non ha imbrogliato nessuno? E come spiegare allora le sue azioni controverse e le sue omissioni?
Ha messo la sua vita professionale e politica al servizio del bene comune? Davvero? Allora perché non ha fatto di più per risolvere i problemi della nostra comunità?
Non vive in case di proprietà con piscine abusive? E chi siamo noi per giudicare? Ma di certo non possiamo ignorare le sue promesse non mantenute e le sue azioni che hanno deluso molti di noi.
Noi cittadini meritiamo di meglio. Meritiamo un’amministrazione che sia trasparente, onesta e che lavori realmente per il nostro bene. Non vogliamo più essere trattati come sudditi, ma come cittadini con diritti e dignità. È tempo di cambiare. È tempo di chiedere conto delle sue azioni e di pretendere di meglio per il nostro futuro.
Siamo stanchi di essere ingannati. Siamo stanchi di essere sfruttati. Siamo stanchi di essere trattati come se non contassimo nulla. È ora di prendere in mano il nostro destino e di costruire un futuro migliore per noi e per le generazioni future.

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