Raffaele De Simone e l’idea che dovrebbe guidare chi ha ruoli di comando. Richiamando Platone…
In mezzo a tante note stonate, alla lotta tra chi vuole primeggiare sentendosi sempre nel giusto. Al tentativo di chi offende indossando i panni della vittima pur essendo colui/colei che dovrebbe guidare una città. Al disorientamento di un’intera comunità, quella anastasiana, che in questi anni è stata lacerata da conflitti infiniti e latenti, da divisioni, dalla faziosità di colui che esercita il potere avvelenando a città con lo scontro per primeggiare sugli altri e avere la meglio con il peggio che arriva come si fosse sempre in bande avverse. Ci piace riportare ciò che un anastasiano dalle grandi qualità e valori ha messo in luce. Raffaele De Simone, docente di lungo corso (tanto è vero che questo è l’anno scolastico che lo porterà alla pensione) presso la scuola pubblica nel suo indirizzo delle superiori dove ha aiutato decine di ragazzi a trovare una strada nella vita, a chiedere il meglio a se stessi, a mettersi in discussione per capire gli altri, ha voluto portare luce ed il suo contributo all’interno di un dibattito del tutto recente con una riflessione preziosa che richiama e si richiama a Platone, maestro di vita e di orientamento. Ve la riportiamo così come scritta nel commento che ha fatto Raffaele De Simone al post di un nostro articolo pubblicato appena poche ore fa.
«C’è una parola – ha scritto Raffaele De Simone – che Platone usa per definire la politica. Una parola che oggi abbiamo quasi dimenticato, e che invece potremmo riscoprire come bussola in tempi confusi. Quella parola è ἐπιμέλεια κοινή (epimeleia koinè): la cura comune. Nel Politico, Platone scrive che la vera arte del politico è “ἐπιμελεῖσθαι πάντων τῶν ἀνθρώπων”, cioè “avere cura di tutti gli uomini” (Politico, 276b). Non comandare, non amministrare, non imporre. Ma prendersi cura. Una cura che non si esercita dall’alto, ma si intreccia – come una tessitura, dice Platone – tra i fili diversi della comunità: il potente e il fragile, il maestro e l’allievo, chi guida e chi è guidato».
«La politica, per Platone, – continua Raffaele De Simone – è questa arte di intrecciare le differenze per costruire armonia, proprio come il tessitore che unisce fili opposti per creare un tessuto solido e bello. Eppure oggi quella parola – cura – sembra scomparsa dal linguaggio di chi si occupa di gestire una comunità. Abbiamo trasformato la politica in gestione, la scuola in burocrazia, la leadership in controllo. Ma senza epimeleia, senza la tenerezza della cura, non c’è polis, non c’è comunità. Forse dovremmo tornare lì, a Platone. Ricordarci che chi governa – un Paese, una scuola, un’azienda – non è colui che comanda, ma colui che si prende cura. Di ogni singola persona, di ogni fragilità, di ogni sogno. Perché la politica, la scuola, la vita stessa, dovrebbero essere questo: un atto di cura condivisa, una epimeleia koinè».
E invece. Basterebbe riportare le pagine buie di questi anni, l’arroganza di chi vive la politica a proprio comodo, con la solita arroganza che mostra solo chi è ignorante e prova giovamento quando offende e mortifica gli altri per capire quanto siamo distanti dal concetto espresso con grande efficacia da Raffaele De Simone. Essenziale, semplice ma straordinariamente rivoluzionario. Non poteva farci regalo più bello Raffaele De Simone in questo periodo buio che dura da anni di livori, vanità, prepotenza, vittimismi ed offese creati ad arte per avvelenare la città, dividerla, avere ragione mortificando gli altri di cui ci si dovrebbe solo prendere cura.
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