In questi giorni di fango elettorale che si aggiunge al fango solito e quotidiano sputato spesso di nascosto, ai vecchi e noti nemici (il tangentista, la dirigente, l’imprenditore del food, i suoi lavoratori, i camerieri dell’uno e dell’altro, gli invidiosi sciolti, i liberi opinionisti, il fratacchione, il politologo, il commercialista, la traffichina, il commerciante, il giovane pippante, la casalinga, il candidato, gli odiatori seriali, la dottoressa colta e di campagna) se ne sono aggiunti altri. Nessuno di noi li conosceva prima se non qualcuno ma di vista e già bastava per la loro boria. Confessiamo l’ignoranza ma erano in pochi a conoscerli prima di questa campagna elettorale poiché, in fondo, la conoscenza è anche un percorso, un vissuto comune, un posto dove li hai incrociati almeno ogni tanto. Nulla di questo c’è stato. Del resto, la conoscenza è un tema centrale della filosofia, un concetto che ha suscitato riflessioni a iosa e dibattiti di ogni tipo da sempre. Essa è consapevolezza e comprensione di verità, si compone di fatti ed informazioni. Si ottiene attraverso l’esperienza o l’apprendimento. Eppure, la sua natura è complessa e sfumata e ha meritato pienamente di essere esplorata attraverso le diverse lenti filosofiche e storiche. Da Platone ad Aristotele, da Montaigne a Cartesio fino a Kant per fermarsi a quel tempo della storia. E se Platone – come dettaglia la cara Myriam Giangiacomo – sosteneva che la vera conoscenza risiede in un mondo ideale, al di là delle apparenze sensibili. Che conoscere significava ricordare le idee pure che l’anima aveva visto prima di incarnarsi. Aristotele – e anche gli Stoici e gli Epicurei per alcuni aspetti -, al contrario, enfatizzavano l’importanza dell’esperienza sensibile come punto di partenza per la conoscenza. Quei dati raccolti dai sensi costituiscono la base del sillogismo di Aristotele, ovvero di quell’attività del pensiero logico che è essenziale per astrarre l’universale dalle realtà particolari. Il salto cronologico a Michel de Montaigne che è figura chiave sul tema ci porta dritto alla sua opera, “I Saggi“, con cui egli evidenzia un approccio critico e personale alla filosofia, enfatizzando l’importanza del dubbio e dell’esperienza individuale. Verrà ampliato, quell’invito al dubbio di Montaigne da Cartesio quando affermò che i sensi possono ingannare e che solo attraverso l’esercizio del pensiero e il dubbio metodico si può giungere a una conoscenza certa: “Cogito ergo sum” (Penso dunque sono). Così da quel momento la filosofia moderna si dividerà fra razionalismo ed empirismo, privilegiando l’intelletto nel primo caso, i sensi nel secondo. Insomma non c’è via di uscita.
Intanto i nostri vecchi nemici, anch’essi umani e anch’essi miserabili come noi con la sola eccezione loro di credersi eroi, sputano veleno su di noi nel mondo in cui lo hanno sempre fatto e con epiteti che qualificano loro più che noi perché è sugli altri che proietti te stesso. Così sono arrivati e arrivano a me e ad altri epiteti del tipo “specie d’uomo”, “pseudo giornalista”, arrivista, prezzolato e tanto altro, Sono i termini dei nostri vecchi nemici per fare effetto sugli altri e su noi pensando erroneamente di farci male. Dei nuovi nemici invece, ci dicono di un lanzichenecco, di un greco, di un turco, di un magrebino, di un oriundo coetaneo che gioca ai numeri e si è convinto (beato lui) di essere arguto di favella, di un avvocato, di un’impiegata, della dirigente top che poco prima di candidarsi confidava al telefono “questo ladro deve andar via e fai bene a candidarti contro“.
Sono tutti, come noi, nel teatrino della vita. Ma loro, diversamente da noi, si sono convinti di possedere il vero. E così, ci dicono, che i nuovi nemici si fanno e ci fanno domande eroiche, topiche e filosofiche assai ardite. Se questo portale è un giornale o è uno “pseudo giornale”? (ricordatevi la parola “pseudo” che ha radici di tangentista). Se questa politica che potrebbe farci cambiare pagina è “anchilosata” o meno. Il greco ci è sempre piaciuto. Lo si è fatto negli anni del liceo. E con “Anchilosata” (dal greco appunto ankylos, curvo) ci si riferiva a un’articolazione o a un arto irrigidito, bloccato o che ha perso parzialmente o totalmente la capacità di muoversi a causa di un’anchilosi. Può indicare anche un forte intorpidimento o irrigidimento muscolare, spesso dovuto a immobilità, e in senso figurato significa privo di agilità. Ma a questo punto abbiamo negli occhi l’espressione di Luigi che faceva il meccanico ed era un grande uomo perché viveva e provava umiltà, compassione, empatia. Andò via presto, troppo presto. Ma quando sentiva parlare così faceva sempre la stessa espressione tutta da immaginare perché riportarla qui sarebbe difficile.
Insomma questa campagna elettorale ci ha portato nuovi nemici e riportato vecchi nemici. Persino quelli che lo sono diventati nel tempo e per il paradosso umano che da “tanto afflato può venir fuori tanto odio”.
Ma dei vecchi nemici conosciamo (e per davvero) tutte le loro debolezze, le loro fragilità, i loro vuoti d’animo, i loro atti, i contratti, le sentenze, le parole ed il suono delle loro voci, i loro crimini ma anche i loro pur deboli desideri di liberarsi dalla miserabile condizione umana. E di tutte queste cose e di loro con certezza noi sappiamo potendolo documentare ovunque. Quando e quanto si sono smarriti, quando e quanto hanno tradito, commesso nefandezze o filantropie, preso in giro o considerato, giocato con i sentimenti degli altri, abusato o mostrato la loro miseria umana. E siccome è saggio per noi e per loro non coltivare odio, né rancore né vendetta confidiamo che possa arrivare quel giorno in cui loro sapranno mettersi davanti allo specchio dell’anima senza farsi sconti, senza credersi eroi ma solo miserabili, come tutti noi. Così tra loro, in questa campagna elettorale, si è stretto un legame fatto di interessi reciproci e pervaso dalla logica che “se il nemico è comune trovi sempre un nuovo amico se ha il tuo stesso nemico e rinsaldi il vecchio“. E anche quando “il nemico del mio nemico è mio amico”.
Noi invece, mai legati a cartelli, non essendo in attesa di voti o di danaro, di licenze o di altro. E non pensando mai che da una parte ci sia tutto il bene e dall’altra tutto il male, ci divertiamo a sentire tutte le erudizioni dei nuovi nemici. Che non conosciamo né abbiamo mai conosciuto prima. Ma che pure ci dicono questi si stiano molto occupando e preoccupando di noi sopra la rete digitale nello spazio che Eco amava e definiva con ironia arguta tante di ciò che siamo e se siamo. Insomma un piacete immenso sapere che i nuovi nemici si stanno interessando molto di noi con domande in stile filosofico su cui, immaginiamo, essi abbiamo le più profonde conoscenze anche se, ci dicono, i loro quesiti assomigliano molto ai vecchi insulti dei nostri vecchi nemici da cui probabilmente sono guidati ed animati. Ci piace che, in mezzo a tanti dubbi, loro si pongano domande che potrebbero cambiare la storia del mondo. Ma questo portale è un giornale o uno pseudo giornale? E quel post che viene commentato dal nuovo nemico del tutto sconosciuto ma in stile naif ha una logica oppure no? E cosa voleva dire? A chi voleva colpire? E perché lo ha detto e scritto così? E questo avrà mai fatto politica? E quelli che non verranno eletti hanno portato a quei pochi che verranno eletti acqua, vino o gingerino? E chi entrerà nello staff della nuova politica? Quelli che ci sono stati in tutti questi anni grazie a loro (oggi candidati) o altri? Insomma domande di rilievo cruciale che toccano i temi del mondo, delle famiglie, delle nuove generazioni che vivono a Sant’Anastasia, della trasparenza.
Il dibattito di questa campagna elettorale nel paese che raccontiamo qui sul digitale da almeno 20 anni, da quando cioè passammo tutti, dopo un altro ventennio, da un giornale cartaceo che si chiamava e si chiama “Il Cittadino” a glianastasiani.it. Il passo fu lungo, vissuto pienamente. E, allora come ora, dei nemici abbiamo sempre avuto una grande compassione umana, quella “pietas” che si deve a chiunque perché il nemico si deve amare se praticassimo metafisiche. I nostri nemici (vecchi e nuovi) sono i migliori del mondo perché hanno granitiche certezze. Non temono nulla e non hanno dubbi. Ma solo granitiche certezze. Sicuri di avere capito il mondo e di poter manovrare le persone da cui ricevono credito meglio di tutti gli altri. Fino a quando un nuovo mondo o un piccolo dubbio non riesce a travolgerli mettendo in crisi tutte le loro certezze.



































