Possibile mai? Nella città dei balocchi dove un gruppo di cittadini (più o meno folto) ed altri totalmente indifferenti al fatto che il proprio candidato sindaco sia già stato condannato per aver chiesto tangenti mentre era sindaco non si sono accorti che il loro (pseudo candidato a sindaco?) parlasse assieme ad altri suoi di legalità e correttezza, di buona politica ed altre “fiabe” dal palco mentre la sua auto l’aveva parcheggiata a ridosso delle strisce pedonali in barba alla legalità che voleva spacciare dal palco? Possibile mai? Senza alcun livore e tutto il bene evangelico che ci invita ad “amare i nostri nemici” ammesso di avere nemici vi raccontiamo la perla su una festa di quella politica locale, apertura di campagna elettorale, che condividiamo di meno.
Che sarà mai! Se la festa della politica locale per alcuni (fortunatamente pochi) deve cominciare in questa ennesima e bizzarra campagna elettorale poter mettere la propria auto a ridosso delle strisce pedonali a pochi passi dal palco (come già vista e fotografata davanti al portone del Comune in tante occasioni per la serie se il Comune è casa mia che faccio di male?) ci sta. Si può fare. Tutto si può fare e dire se menti sempre e comunque. E se gli avversari che lo possono far notare sono per te sempre e solo dei “rompicoglioni”, pseudo cittadini, di pseudo coalizioni, di pseudo giornalisti, di pseudo denigratori. La festa, invece, (dello pseudo candidato?) per la pseudo volta alla carica di primo cittadino è iniziata così. Ma noi fuori da ogni sospetto e per non far riproporre lo stesso copione di chi recita male la parte della vittima o, peggio, di chi si ritiene ingiustamente condannato, cercheremo di raccontare con ironia (quella buona) ciò che in una città normale sarebbe messo all’indice, giudicato come si deve: una vera schifezza. E invece ancora si ripete.
Nelle città “normali” chi ricopre il ruolo di sindaco o si candida a sindaco non mette mai la propria auto attaccata, in curva, alle strisce pedonali nella stessa strada dove da un palco parla con i suoi di legalità, di futuro, di città ordinata, di rispetto delle regole, di progetti stratosferici, di grandi traguardi raggiunti. La legalità non si predica ma pratica. E mettere la propria auto a ridosso delle strisce pedonali è illegale perché lo vieta il codice della strada anche quando i vigili stanno a pochi passi e fanno finta di non vedere. Nelle città “normali” un sindaco non mette mai la propria auto né a ridosso né sulle strisce pedonali e nemmeno davanti al portone del Comune perché il Comune è la casa di tutti e un sindaco deve dare l’esempio.
Nelle città “normali” un sindaco o un candidato sindaco che è stato arrestato e ha avuto una condanna per aver chiesto tangenti da sindaco non getta fango né ombre né sospetti su chi non ha avuto mai avvisi di garanzia né altro per reati mai commessi se costui, costoro, decidono di candidarsi a sindaco o ad altro. Tanto più se chi getta fango è stato già arrestato e condannato.
Nelle città “normali” un sindaco o un candidato sindaco non definisce mai da un palco seppur appena tra le righe “ingiustizia” ciò di cui si è macchiato perché il reato è grave e la sentenza è definitiva. Le sentenze si rispettano e magari si riascoltano le intercettazioni se occorre per capire dove sta l’errore. Anche quelle non ascoltate al processo. E magari si chiede scusa invece di nascondere la propria colpevolezza sempre e ad ogni costo ai cittadini fedeli che hanno “abboccato” anche questa volta. Se fai così stai inquinando la città da anni, la stai portando al peggio perché non distingui la verità dalla bugia.
Nelle città “normali” un sindaco o un candidato sindaco, per esempio, avverte il frate, il prete o il monaco di non fare più campagna elettorale per nessuno candidato tanto più se per lui stesso se a loro (frati, preti, monaci) hai dato prebende, considerazioni “studiate” o finanziamenti (foss’anche di un solo euro) con risorse pubbliche. Al contrario. Dice a loro che è tanto più corretto stare alla larga da ogni fazione politica se sei un frate, un prete o un monaco perché quel ruolo deve avere credibilità, equidistanza, rispetto per la fede che vuole testimoniare. Si trattasse anche del peggior frate, prete o monaco.
Nelle città “normali” un sindaco o un candidato sindaco, per esempio, non arruola mai in lista chi ricopre ruoli delicati in posti pubblici della città che devono tutelare tutti soprattutto non li arruola se il candidato sindaco che devono sostenere è stato condannato già per aver chiesto tangenti. Lo fai per evitare di disorientare quelli più giovani e farli pensare che tutto può essere normale e anche chiedere tangenti e negare di averle chieste nonostante una sentenza definitiva.
Nelle città “normali” un sindaco o un candidato sindaco, per esempio, non insulta nessuno dal palco e cerca coerenza nella sua vita e non in quella degli altri. E non insinua che gli altri fanno affari se prima non ha avuto il coraggio e l’onestà di (am)mettere in pubblico tutti gli affari che lui solo ha fatto con imprenditori amici facoltosi e conniventi arruolati e rovinati ad arte.
Nelle città “normali” un sindaco o un candidato sindaco usa umiltà, senza considerarsi il centro del mondo né tantomeno dire per questo che gli altri se si sono organizzati cioè candidati e in tanti lo hanno fatto per farlo fuori. Egli avrebbe dovuto studiare di più e capire che in democrazia l’alternanza è un dono che ogni città, paese, nazione deve coltivare. Fino ad oggi hai governato tu, domani è anche giusto che possano governare gli altri una città che appartiene a tutti. Ci sono decine di libri in cui il tema dell’alternanza in politica è dibattuto che ognuno dovrebbe leggere. Soprattutto chi si candida. Solo così ci si convince di non essere il centro del mondo e della politica locale.
Nelle città “normali” un sindaco o un candidato sindaco, per esempio, non divide la città per anni tra “sudditi seguaci” e “nemici” che occorre anche insultare dal palco per far emergere se stesso. Nelle città “normali” un sindaco o un candidato sindaco, se muove un’accusa contro qualcuno la deve provare e se non la prova sta prendendo in giro i suoi adepti che, intanto, applaudono davanti, attorno, accanto a se come folli alla festa del furbo.
Nelle città “normali” un sindaco o un candidato sindaco conosce i suoi limiti e le sue possibilità. Capisce quando e come deve fermarsi per fare spazio ad altri. Persino se sono nella propria stessa cerchia.
Nelle città “normali” un sindaco o un candidato sindaco prima di salire sul palco o di parlare di legalità e rispetto va a togliere subito la propria auto che ha parcheggiato a ridosso delle strisce pedonali. Magari guadagna così un grammo in più in credibilità e coerenza davanti a tutti coloro che non si sono fatti abbindolare dalle bugie e dall’inganno umano e politico di nessuno.
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