Storia di una povera Comunista. O meglio di una Comunista povera e fiera di sè
All’indomani della infelicissima uscita della ministra Bernini che ha definito “poveri comunisti” i giovani universitari del semestre in medicina, che le facevano opposizione, la stimata e nota Teresa Tufano, oggi quasi 80enne ma sempre in ottima forma che ha ricoperto il ruolo di dirigente scolastica per molti anni, ripercorre il senso e la trama del suo essere fieramente comunista. E se la Bernini, citando Berlusconi da cui ha preso il peggio e anche molti vizi praticati assieme, ha mostrato tutta la sua spocchia evidente quanto ridicola, Teresa Tufano ha saputo ricostruire in questo breve racconto che riportiamo per intero, la bellezza di una vita passata tra sacrifici e stenti. Fieramente povera di cose inutili ma ricca di tenacia, idealità e sacrificio. Eccola…
di teresa tufano | già dirigente scolastica
«Nacqui nel 1949 in un freddo gennaio, in famiglia che si era formata subito dopo la seconda guerra mondiale. Papà era un partigiano, reduce dai campi di concentramento orientali. A guerra già finita, quando già la famiglia aveva messo il lutto, e la fidanzata, mia madre, aveva pianto tutte le sue lacrime per aver perso il suo grande amore mio padre tornò. Il ritorno di papà, insperato, che aveva anche lanciato un appello da Radio Londra, riportò gioia nella famiglia e nel cuore di mamma, che volle sposare il suo uomo, malgrado una barriera sociale si frapponesse a quel matrimonio. Papà, un umile operaio e per di più Comunista; mamma figlia di una famiglia della buona borghesia di un paesotto di Provincia. Ma l’amore vinse.
Nacqui io ed ho un vago ricordo in braccio a mia madre, di cumuli di pietre… . Dopo, mi sono chiesta molto spesso come fu possibile che una bambina molto piccola potesse aver fotografato uno stato di devastazione della guerra finita da pochi anni! Ricordo che, ancora bambina, papà era sempre in affanno perché non aveva lavoro. Dopo capii che, malgrado il lavoro ci fosse nei tanti cantieri per la ricostruzione, papà veniva sempre estromesso perché lui, comunista, poteva sobillare gli altri operai per difendere i loro diritti! Crescendo, capii tante cose. Allora, la lotta nel mio paese, come in Italia, era fra il PCI e la DC, i cui membri, insieme con tanti altri, avevano lottato e cacciato il regime fascista e razzista che aveva imperversato in Italia e l’aveva trascinata in una guerra devastante e tragica.
Dopo la stesura della nostra sacra Costituzione, ogni partito prese la sua autonomia. Mio padre con tutta la famiglia Tufano ,era profondamente legato alla ideologia Comunista. Io ho sempre presenti, nella mia mente, papà, zio Felice Tufano, Pasquale Di Palma e pochi altri nella sezione del PCI in via Gramsci ad attendere gli scarsi risultati del loro partito. Nel mio paese era sempre vincente la DC, soprattutto grazie ad un Sindaco che fu eletto per anni.
Ma, nella mia casa, ovvero nelle mie tante abitazioni, una più misera dell’altra, si pativa molto, soprattutto la fame. Sfratti continui; papà che non riusciva ad avere un lavoro stabile, poi l’aggravamento della tubercolosi che aveva contratto nei campi di concentramento, resero la nostra vita molto dura. Avevo anche un fratello più piccolo di me ed ancora ignaro di quello che si viveva in casa…
A otto anni ricordo che mamma si mise a ricamare per una sarta di biancheria. Io l’aiutavo perché avevo imparato il punto a giorno. Spesso venivano gli zii e ci portavano dei viveri. Ma la vita era molto dura con papà in sanatorio dove rimase per sei mesi. Intanto io crescevo e non avevo ancora fatto la Comunione. Un compagno vicino di casa, Sabino, mi diede il vestito della prima Comunione di sua figlia. Una domenica un mio zio mi portò con mamma a Pompei a ricevere il Santo Sacramento. A casa, al ritorno, lo stesso Sabino ci portò uno scatolo di latta con dei biscotti per avere un dolcetto sul nostro parco desco.
Mio padre tornò. Ebbe la nomina a bidello nella Scuola media istituita nel paese. Ma le nomine allora venivano fatte dal Provveditorato che valutava i titoli; le assunzioni invece erano di competenza del Sindaco del paese che assumeva nell’Organico comunale il bidello che aveva riportato il migliore punteggio (Papà aveva avuto ben tre croci d”argento al valore militare). Mio padre fu chiamato per la nomina di cui eravamo già a conoscenza perché la raccomandata era arrivata anche a noi. Mio padre non ebbe l’assunzione…. perché rifiutò di deporre la tessera del PCI sulla scrivania del Sindaco. Tornò a casa nero, triste, come se avesse vergogna di guardarci in faccia… Molti compagni, allora, per fame, si buttarono nelle fauci della DC. Mio padre no. Avevo dodici anni e finalmente vivevamo in un appartamento INA casa, capitato a noi solo con un sorteggio di tre nuclei familiari con lo stesso punteggio!
La sorte ci aveva per la prima volte aiutati ma gli ideali di un uomo, mai traditi per amore verso la sua Nazione, il senso di uguaglianza di tutti gli esseri umani, la Democrazia e la concezione del popolo sovrano, l’amore verso il prossimo più indigente ed indifeso, ebbero il sopravvento sulle carenze cui noi famiglia fummo sottoposti sempre. Allora, mi resi conto che mi dovevo muovere, dovevo fare qualcosa anch’io per aiutare papà e per rendere onore ai suoi ideali. Dotata di una buona intelligenza, incominciai a fare lezioni private ai bambini delle Elementari. Poi, spinta dal Preside Montanino della scuola media, mi iscrissi al ginnasio-Liceo. Vincevo borse di studio, lavoravo tutti i pomeriggi sempre facendo lezioni private a ragazzi più grandi.
Studiavo fino a tarda sera ed a scuola primeggiavo sempre… . Aiutavo mamma nelle spese, compravo un po’ di lenzuola, tovagliato per il mio corredo (a 17 anni avevo già il fidanzato, che poi, avrei sposato)… . Ma ero una giovane donna felice, una giovane donna Comunista e sono rimasta sempre Comunista nel tempo con tutti i cambiamenti che il partito ha fatto nella sua evoluzione. Il mio grande amore ha unito insieme mio padre, Marco Tufano ed Enrico Berlinguer, deceduti per ictus ambedue.
Quando Enrico si accasciò sul palco durante un comizio, mio padre ebbe il primo ictus, per il dolore. Sopravvisse a Berlinguer ma non fu mai più la stessa persona. E qui faccio finire la mia storia. La storia di una donna che nacque comunista e morirà comunista; una donna che non accetterà mai di essere chiamata una povera Comunista. Ma con onore preferirà essere chiamata una Comunista povera. Sia chiaro anche ad una ministra che si chiama solo Bernini di cui non aggiungo altro».
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