Eredità di Platone che della filosofia ne fu principio


Inizia qui una rubrica curata dal prof. Francesco Martinelli sul mondo immenso della filosofia e su ciò che essa ha ispirato in opere, libri, “sistemi” di comprensione. Da sempre la filosofia ha accompagnato il cammino degli uomini domandandosi dei misteri più intricati che sono attorno alla conoscenza ed alla verità. Appassionato d’umanesimo e di ambiente, di buone pratiche e di spiritualità, Francesco Martinelli insegue con sagacia le sue passioni intellettuali. Percorre sentieri dello spirito e lembi di terra per rinfrancare la mente e il corpo ispirandoli alla disciplina, al rigore, all’esercizio fisico e mentale, alla ricerca.


di francesco martinelli


Platone nacque ad Atene nel 428 a. C. Il suo vero nome era Aristocle, ma cambiò il nome in Platone, forse per indicare la fronte larga – platos – o la sua intelligenza, o anche l’ampiezza del suo stile letterario. La sua famiglia era tra le più importanti di Atene. La madre, Perictione, era una discendente di Solone, il primo legislatore della città e di Crizia, l’oligarca che nel 404 aveva rovesciato la democrazia. Nel 408 conobbe Socrate divenendone discepolo. Vorrei proporre, un po’ alla volta, alcune sue opere. Vorrei iniziare dalla Repubblica. Quest’opera è tra i suoi dialoghi più importanti a cui Platone si dedicò ancora nell’ultimo giorno della sua vita. Tra i libri di quest’opera che mi hanno più colpito sono il quarto, il settimo, il nono e il decimo. Nel quarto libro tratta della dicotomia tra la parte razionale e quella irrazionale, che possiamo veramente rapportare alla distinzione tra il conscio e l’inconscio. Non solo, ma c’è una frase che conferma le più recenti scoperte psicologiche. Eccola : “.. Che la direzione presa sin dalla fanciullezza determini anche il seguito della vita”.. 425c. Nel settimo libro troviamo il bellissimo mito della caverna, in cui è descritto il processo di auto educazione del filosofo che deve passare dal buio della caverna alla luce della saggezza e del sapere. Nel nono libro Platone parla, anticipando alcuni principi della psicoanalisi, vale a dire l’analisi dei contenuti scabrosi dei sogni e della formazione delle istanze psichiche mediante la metafora dell’uomo policefalo. Nel decimo libro troviamo il mio mito preferito: il mito di Er. Er ebbe il dono dagli dei di vedere cosa accadeva all’anima prima di unirsi al corpo umano. L’anima è portata prima alla presenza di Ananke, poi delle Moire e, in seguito, sceglie lui il suo destino, cioè il suo daimon, che può essere sia buono che cattivo. Poi, dopo aver bevuto al fiume Lete, dimentica tutto e di incarna. Ovviamente questa è una sintesi della sintesi. Ciò rimanda al detto di Eraclito che dice:” ήθος ανθρωπω δαίμων”, leggi, ethos anthropo daimon, cioè il carattere per l’uomo è il destino, o anche il destino per l’ uomo è stare vicino al dio o daimon.

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