“𝐂𝐎𝐄𝐍𝐎𝐁𝐈𝐕𝐌 𝐅𝐑𝐀𝐓𝐑𝐕𝐌 𝐎𝐑𝐃𝐈𝐍𝐈𝐒 𝐏𝐑Æ𝐃𝐈𝐂𝐀𝐓𝐎𝐑𝐕𝐌…” “𝐈𝐥 𝐜𝐨𝐧𝐯𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐢 𝐅𝐫𝐚𝐭𝐢 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐎𝐫𝐝𝐢𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐢 𝐏𝐫𝐞𝐝𝐢𝐜𝐚𝐭𝐨𝐫𝐢…”. Nel Santuario della Madonna dell’Arco esiste una lapide del 1699 che racconta una storia quasi dimenticata e capace di“𝐂𝐎𝐄𝐍𝐎𝐁𝐈𝐕𝐌 𝐅𝐑𝐀𝐓𝐑𝐕𝐌 𝐎𝐑𝐃𝐈𝐍𝐈𝐒 𝐏𝐑Æ𝐃𝐈𝐂𝐀𝐓𝐎𝐑𝐕𝐌…” “𝐈𝐥 𝐜𝐨𝐧𝐯𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐢 𝐅𝐫𝐚𝐭𝐢 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐎𝐫𝐝𝐢𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐢 𝐏𝐫𝐞𝐝𝐢𝐜𝐚𝐭𝐨𝐫𝐢…”. Nel Santuario della Madonna dell’Arco esiste una lapide del 1699 che racconta una storia quasi dimenticata e capace di cambiare completamente il modo in cui guardiamo questo luogo.
“NATASTORIA” la rubrica di ciro colombrino
Molti conoscono la Madonna dell’Arco per i pellegrinaggi, gli ex voto, la devozione popolare, i fujenti. Ma nel Seicento e nel Settecento il Santuario era molto di più. La grande lapide marmorea ancora oggi conservata all’interno del complesso rivela infatti che il convento domenicano della Madonna dell’Arco era uno: “Studium Generale”.
Un termine enorme per l’epoca. Significava: centro di formazione religiosa, luogo di studio della filosofia e della teologia, polo culturale domenicano collegato direttamente a Napoli.
La lapide recita infatti: “Studium Generale Provinciae Sanctae Catharinae Senensis…” ovvero: “Studio Generale della Provincia di Santa Caterina da Siena”. Questo significa che il Santuario era inserito nella rete culturale dell’Ordine Domenicano del Regno di Napoli. Non un semplice convento di periferia. Ma un luogo frequentato da frati, predicatori, docenti, studiosi, amministratori religiosi.
La lapide conserva ancora oggi i loro nomi: Tomas Francone, Ioannes de Leonessa, Parthenius Russus, Carolus Serra, Matthaeus Capuano, Michael Angelus Baccalarius. Nomi quasi cancellati dal tempo. Eppure ancora presenti.
𝑨 𝒑𝒐𝒄𝒉𝒊 𝒎𝒆𝒕𝒓𝒊 𝒅𝒂 𝒒𝒖𝒆𝒔𝒕𝒆 𝒊𝒔𝒄𝒓𝒊𝒛𝒊𝒐𝒏𝒊 𝒔𝒊 𝒕𝒓𝒐𝒗𝒂𝒏𝒐 𝒂𝒏𝒄𝒉𝒆 𝒊 𝒎𝒐𝒏𝒖𝒎𝒆𝒏𝒕𝒊 𝒇𝒖𝒏𝒆𝒓𝒂𝒓𝒊 𝒂𝒓𝒊𝒔𝒕𝒐𝒄𝒓𝒂𝒕𝒊𝒄𝒊 𝒅𝒊: 𝑶𝒕𝒕𝒂𝒗𝒊𝒂𝒏𝒐 𝑪𝒂𝒑𝒚𝒄𝒊𝒐 𝑳𝒂𝒕𝒓𝒐, 𝑪𝒍𝒂𝒓𝒊𝒄𝒆 𝑺𝒂𝒏𝒔𝒆𝒗𝒆𝒓𝒊𝒏𝒐. Segno che il Santuario della Madonna dell’Arco non fu soltanto luogo di fede popolare, ma anche centro culturale, spazio aristocratico, luogo di studio, memoria storica del Viceregno spagnolo.
Tra questi marmi si intrecciano fede, potere, famiglie nobili, teologia, arte, memoria. E forse il vero volto della Madonna dell’Arco è proprio questo:
non un semplice Santuario, ma una gigantesca cittadella storica della memoria vesuviana. Perché il tempo, in certi luoghi, non scompare davvero. Resta nascosto tra le pietre, aspettando qualcuno capace di ascoltarlo.
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