Raffaele Granata “beccato” in Kenya con moglie e figli ad aprire altri tre pozzi d’acqua
Non avrebbe mai voluto darne notizie né tantomeno farci scrivere un articolo. Ma noi lo abbiamo beccato in chat privata e riservata, la mattina di questo Santo Stefano mentre con il suo tipico entusiasmo annunciava a bordo di una moto guidata da un ragazzo del luogo che stava cercando tre posti dove far scavare in Kenya tre altri pozzi d’acqua. La missione, molto privata, di Raffaele Granata, anastasiano da generazioni, che si ripete per il secondo Natale ha qualcosa di semplice e di straordinario: saper trasformare una lunga vacanza natalizia che dura più di due settimane in un momento di grande solidarietà. Di fatto, un vero e proprio ponte tra Sant’Anastasia e Kilifi, centro abitato del Kenya, capoluogo dell’omonima contea situata a 56 kilometri di strada a nordest di Mombasa. Una città costiera Kilifi bagnata dall’insenatura omonima nei pressi dell’estuario del fiume Goshi. Una popolazione di 122.899 abitanti e un’atavica carenza d’acqua che deve arrivare dai pozzi. Così, con l’aiuto di altri amici che si uniscono a Raffaele Granata in questo nobile gesto, dalla logopedista Annarita Ascione all’imprenditore del food con Coop, Salvatore Falanga, da Antonio Rea altro imprenditore in GDO a Francesco Conte per arrivare a diversi altri che si sono mobilitati con fornitura di abiti e risorse economiche necessarie per pagare lo scavo e la messa in opera dei tre pozzi che Raffaele Granata avrà completato prima di rientrare in Italia ad inizio gennaio. Con lui si sono mobilitati anche le sorelle, due sue nipoti assieme a moglie e figli che sono in Kenya con lui in queste giorni.
Quel che doveva apparire una semplice curiosità è passata esattamente così tanto che davanti alle diverse domande che gli abbiamo posto Raffaele Granata, la mattina di questo Santo Stefano, non ha avuto nessun sospetto. “Ti dirò che io non amo fare nessuna pubblicità su queste cose poiché mi procuro lavoro e consensi in altro modo. Qui mi piace adoperarmi solo per dare una mano agli altri e non per soddisfare il mio bisogno di visibilità né fare una vacanza nel periodo di Natale in un posto incredibile del mondo e di questa Africa senza pensare a chi ha davvero bisogno. Non è un caso se qui sembra esserci ricchezza soprattutto in alcuni punti dove arrivano molti occidentali in vacanza. Ma, in verità, basta girarsi intorno, andare più nell’entroterra e capire che la povertà è diffusa e forte. Mancano abiti, indumenti e soprattutto manca l’acqua. Fu questa la considerazione che anche l’anno scorso ci fece attivare per fare i primi pozzi d’acqua. Rudimentali, essenziali, fatti costruire da operai africani a cui procuriamo tutto il necessario. Una grande collaborazione ma anche una enorme soddisfazione”.
Il racconto continua con dovizia. Raffaele Granata ci parla delle valigie portate quest’anno lì. Dodici valigie di cui solo quattro con le loro cose. Le altre otto contenevano doni che sono stati portati da Sant’Anastasia fino in Kenya. Dentro soprattutto vestiti ma anche altro che lì in Kenya valgono oro per la necessità che c’è. Ci parla del mal d’Africa Raffaele Granata. di un mondo che tutti dovrebbero conoscere dove le dimensioni del necessario per quel che manca si toccano con mano, si attraversano, si tengono a mente per sempre anche quando l’Africa la lasci lì al suo destino. Su tutto e tutti il debito di gratitudine che gli africani di quel posto sanno testimoniare con sorrisi ed altri mille segni. Jane Mutua, figlia dell’Africa che lavora sul posto e sa riconoscere gli occidentali e i loro animi. Non a caso il giorno di Natale ha voluto fare un post pubblico che appare anche sul profilo facebook di Raffaele Granata e scrivere che “le anime buone riconoscono le anime buone“. Poi un invito a Raffaele Granata, alla moglie e ad altri: “continua ad essere te stesso e la tua gente ti troverà”.





I prossimi giorni saranno di intenso lavoro ma anche di sorrisi che gli africani del Kenya sanno donare senza riserve. Raffaele Granata con moglie e figli sanno immergersi per intero nel corso di questi giorni in un mondo lontano e diverso mille anni luce da quello dei posti comodi dove hanno casa e lavoro. Eppure diversamente, le feste di Natale non avrebbero lo stesso sapore se non si riuscisse a fare questo durante le settimane che sono di festività natalizie. Una vera e propria palestra di vita per i quattro figli di Raffaele Granata e della moglie.
Nel frattempo, il patto concordato per invitare tanti altri a fare gesti simili è quello di portarci al ritorno tutto il materiale audiovisivo, foto, video, tracce ma soprattutto racconti, dettagli e ricostruzioni di ciò che senza ombra di dubbio è un’azione nobilissima d’altruismo che ha un valore immenso del quale abbiamo voluto scrivere anche contro la volontà di Raffaele Granata. Certi gesti è bene che si sappiano.

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