Sant’Anastasia, gli anni bui di una città. Dove nulla cambia e tutto resta uguale

riceviamo a cura del nascente coordinamento cittadino per la città futura e volentieri pubblichiamo |


Saranno almeno quattro/cinque decenni che Sant’Anastasia “lascia il palco”, lo spazio pubblico, l’organizzazione del presente e del futuro, la politica, il bene comune, le espressioni e la promozione della cultura locale, l’economia, l’ambiente, la visione, il sogno, il territorio ed ogni tipo di iniziativa ai soliti nomi. Quelli di sempre e da sempre presenti a cui si sono aggregati altri più giovani o giovanissimi che hanno esattamente lo stesso modo di fare: occupare il potere il più a lungo possibile costruendo così una propria “carriera” politica locale, una propria visibilità. Ognuno sfruttando qualcosa di sociale, di privato o di pubblico anche quando all’inizio il legame con la politica non è diretto. Così ha fatto il medico, il sindacalista, l’avvocato, quello che faceva o fa parte dalla protezione civile, quello che agisce nel mondo del volontariato o in qualche piccola impresa privata del luogo che poi si finisce tutti, in vario modo, a fare della politica locale il proprio campo privilegiato e spesso unico di realizzazione personale. Sono quelli di cui non ne puoi più da anni se sei di Sant’Anastasia (o ci sei venuto ad abitare) e non ami fare politica per non mischiarti all’insulto, alla bugia, alle contese del “paesino”. Loro, quelli che sono in politica da anni, i pacchetti di voti hanno iniziato a costruirli subito per usarli sempre allo stesso modo: tu mi dai il tuo voto e mi fai votate se io ti faccio quel piacere che mi hai chiesto. Se ti favorisco in qualcosa. Se ti considero per qualche tua richiesta personale. Se ti faccio ricoverare subito quando hai bisogno di cure o di un intervento chirurgico. Se ti seguo la pratica per il condono edilizio o ti faccio avere presto qualche finanziamento, un incarico professionale, la pensione, la licenza edilizia, il permesso per il passo carrabile. Se ti faccio cancellare quel debito alla Gori o ti favorisco in qualcos’altro che “bolle” in pentola o in graduatoria. Se ti raccomando per qualche concorso o per qualche posto di lavoro che puoi avere alla svelta. Loro, quelli che la politica locale la fanno da anni, hanno messo in piedi questo “sistema” (comune ahimè a molti luoghi) grazie al quale, da anni, tutto resta uguale. Mentre loro cambiano ruoli. Passano da maggioranze a minoranze (e viceversa), da stagioni in cui governano a stagioni nelle quali rappresentano l’opposizione muovendosi sempre allo stesso modo. Giovani e vecchi politici locali con la stessa, identica, mentalità. Cresciuti alla stessa “scuola” politica locale.

Diranno, come pure hanno detto, che gli assenti hanno sempre torto. Che se nessun’altro si candida loro hanno il diritto ed il dovere di stare sempre in mezzo. Diranno che hanno sempre e solo meriti perché hanno fatto “sacrifici” per stare tanti anni “in mezzo”. Diranno che sono il meglio che può esserci. E che fare clientele, aggregazioni, maggioranze e minoranze è inevitabile: la politica si fa così. Oggi sindaco, domani consigliere, dopodomani assessore. I loro seguaci (figli, amici, parenti, fratelli, cognati) crescono in cartelli elettorali consolidati che se la famiglia d’origine e di sangue da cui si viene non basta a mettere molti voti assieme ci pensano le cordate associative, i club, la confraternite. Nessuna differenza se siano liste civiche (come alle ultime elezioni) o partiti storici di destra o di sinistra (quelli che restano). Qui non cambia nulla. Il copione è lo stesso da anni. E se nulla cambia tutto resta uguale. Intanto, chi è voluto rimanere fuori continua a non avere nessuna intenzione di contendere a costoro (a cui il potere, la gloria locale e la visibilità piace sopra ogni cosa) alcuna candidatura. Loro, quelli che sono da sempre nella politica locale, le candidature le cercano da sempre e da sempre le ottengono. E quando non accade spesso le impongono. Un esercito di narcisisti (come direbbe chi guarda le ombre della mente) che ama stare al di sopra degli altri spacciando il difetto insopportabile della propria vanità come il merito per l’innata inclinazione all’impegno a favore del bene comune, della propria cittadina o della cultura locale. Basta scorrere i nomi di chi si è candidato alle ultime elezioni. Basta guadare chi ha perso, chi ha vinto, riperso, rivinto o anche solo si è candidato o ricandidato per l’ennesima volta. Basta l’imbarazzo di essere rappresentati dalle stesse persone. Impresentabili in qualsiasi altra comunità civile e in qualsiasi ruolo ma qui perennemente presenti e votati.

Nel frattempo, quelli che sono stati e stanno lontano dalla politica locale per scelta, pigrizia, assenza di tempo libero o, anche, per quel semplice buonsenso che ci fa evitare il marcio, le candidature le rifiutano sempre e di volta in volta in modi diversi. Con il sospetto di fondo (ben più che sospetto) che a generare quel rifiuto, non poche volte, sia stata e sia proprio la stessa presenza/invadenza dei soliti nomi e l’occupazione degli spazi politici locali che questi realizzano da anni. Così, in questa scia d’anni bui e mediocri, non privi di nerissimi acuti come gli arresti e le condanne per tangenti o l’immobilismo, la cittadina vesuviana si trova a vivere gli stessi identici copioni dove se nulla cambia tutto resta uguale. Dove ci si domanda, persino, se chi abbia scelto di stare fuori della politica abbia o meno il diritto di denunciare, indicare il malessere, il cupo grigiore, di riflettere sulla deriva in cui versa il paese a causa degli stessi identici nomi che occupano e imbrattano da decenni gli spazi della politica locale.

Se gli assenti hanno sempre torto allora questo scritto farà la fine degli altri. Cadrà nell’oblio, si fermerà davanti al muro che i soliti nomi hanno costruito e ai loro assurdi modi di fare. Il muro di coloro che parlano di futuro e vogliono, persino, costruirlo essendo essi stessi la causa di un futuro che manca dacché da loro arriva sempre e solo il solito passato. Il muro di coloro che si dicono di rinnovamento da almeno quattro/cinque decenni senza che nulla cambi perché tutto resta uguale con le solite persone. Se, invece, gli assenti avranno ancora uno scatto di ripudio, di nausea, di amor natio e allora partiranno da qui per fare qualcosa di nuovo e di diverso, qui ed ora, e ben prima delle elezioni prossime. Un luogo diverso senza sigle, senza comparse né singoli protagonisti. Senza la voglia di stare sopra gli altri. Senza la superbia, la presunzione, il narcisismo sfrenato. Senza arroganza. Senza usare le chiese, la scuola, la buona fede, la religione, la cultura, il bisogno della gente per fare clientela e gonfiare il proprio pacchetto di voti. Senza inciuci. Assieme (gente seria di ogni età, professione, condizione, credo politico del tutto nuove al “mestiere” della politica locale) per capire quali dinamiche perverse hanno inquinato finora ed inquinano, da anni, questa comunità. Capire quali strade nuove, fuori dalle consorterie dei partiti e delle liste civiche contrapposte o delle associazioni antagoniste finora conosciute (e spesso costruite ad arte) per il proprio tornaconto, possano trovare uno sbocco, un possibile sviluppo per cercare e fare, con umiltà e senza alcuna vanagloria, davvero e diversamente il bene di tutti.


il nascente coordinamento cittadino per la città futura


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