In un manifesto a firma della Comunità di Santa Maria La Nova si denuncia il clima della continua campagna denigratoria intorno alla persona di Don Ciccio ma, soprattutto, un’episodio avvenuto durante un rito funebre lo scorso 8 novembre quando il parroco di Santa Maria La Nova a Sant’Anastasia, si è reso “colpevole”, secondo i suoi aggressori verbali di aver voluto riportare l’attenzione attorno al momento liturgico del rito funebre.

“Il giorno 8 novembre, durante un rito funebre, il parroco di S. Maria La Nova – si legge sul manifesto – è stato verbalmente e con veemenza aggredito dai familiari del defunto, solo perché si era limitato a svolgere il suo ruolo pastorale, ovvero si era “permesso” di chiedere di spegnere i telefonini in chiesa, di stare attenti alla liturgia, di non accostarsi all’Eucarestia senza le condizioni richieste dalla Santa Chiesa”.

“Episodi del genere – si legge ancora – riflesso di una società non più permeata da valori etici, morali e religiosi, sono anche la conseguenza di una continua campagna denigratoria intorno alla persona di Don Ciccio, il quale nulla vuole imporre, ma intende solo svolgere il suo ministero secondo i canoni della Chiesa Cattolica. La comunità parrocchiale si stringe intorno al parroco, ringraziandolo per l’opera che svolge e assicurandogli il suo sostegno e il suo affetto”.

Foto tratta dal profilo facebook dell’Avvocato Nicoletta Sannino

Non nuovo ad “appelli” del genere, il parroco, Don Ciccio D’Ascoli ha avuto, in questi anni, sempre il coraggio di testimoniare una pratica religiosa che non sia di pura facciata, che non sia una commedia senza coerenza. I suoi “appelli” hanno aggregato attorno a sé tanti estimatori ma anche tanti nemici per i quali la religiosità e la fede restano un fatto superficiale. Molti i temi scomodi attorno ai quali, a suo modo, il parroco Don Ciccio D’Ascoli ha voluto rappresentare ciò che da un cristiano coerente ci si deve attendere.

Dalla pratica dell’usura su cui si sono arricchiti tanti anastasiani alle tangenti nella politica, dall’ipocrisia finto borghese dei “salotti bene” anastasiani alla completa assenza di una comunità cittadina in grado di vivere di fraternità e di solidarietà e non di “inciuci” e denigrazioni che sono tanti e corrono in fretta. Coraggioso, leale fino al punto da invocare il perdono a Dio per gli errori che commettono i prelati e ricordare, nel corso di certe processioni, anche i doveri di un religioso e i peccati che si commettono anche stando dentro gli ambienti ecclesiastici, Don Ciccio D’Ascoli ha proseguito, in questi anni, per la sua strada urtando inevitabilmente, non poche volte, chi la fede la vive di facciata. A lui va riconosciuto, senza dubbio, la capacità di suscitare le coscienze dal torpore dei costumi e della tradizione nei quali la fede spesso si perpetua senza contenuti e senza senso. Tuttavia che questo debba costare aggressioni verbali da parte degli stessi parenti di un defunto per il quale quella messa si celebra ci sembra davvero paradossale. Ad esprimere la propria solidarietà è stato anche il primo cittadino di Sant’Anastasia, il sindaco Lello Abete che così ha scritto sulla sua pagina facebook: “Ho saputo della violenta aggressione verbale subita dal nostro don Ciccio D’Ascoli. Condanno fermamente ogni forma di violenza, in particolare il fatto che sia avvenuta in chiesa ai danni del parroco mi lascia allibito. Sono sicuro che si tratta di un caso isolato, ma voglio comunque esprimere, a nome mio e degli anastasiani, solidarietà e vicinanza a don Ciccio D’Ascoli per quanto accaduto”.

La nostra solidarietà a Don Ciccio D’Ascoli di cui abbiamo da sempre apprezzato il coraggio di dire cose scomode ma più vicine al Vangelo che alla pratica delle ipocrisie così tanto diffusa tra chi si professa credente.