Davanti a tragedie umanitarie, ormai quotidiane, provocate da guerre e carestie, ma soprattutto dalla ingiustizia sociale che regna sovrana, come mai non si parla mai di un mondo unito, di un governo mondiale? Oggi è più facile credere che si possa andare a vivere su Marte che vivere in pace sulla Terra. Impegniamo risorse e ingegno per costruire stazioni spaziali che orbitano intorno alla Terra, e in futuro intorno alla Luna. Stazioni ormai abitate per trecentosessantacinque giorni all’anno da scienziati di tutto il mondo. Progettiamo viaggi per ritornare sulla Luna, per andare su Marte, bene! Ma quale meta più ambita per l’umanità se non quella di vivere in un mondo senza più confini politici? Oggi non è più concepibile pensare soltanto al bene della propria comunità, o della propria regione, o della propria nazione. Se vogliamo il bene, se crediamo veramente nel bene, non possiamo non volere il bene dell’intera umanità. Solo un mondo unito può mettere fine a guerre, sopraffazioni, speculazioni, abusi. Bisogna chiudere gli occhi, ma tenerli stretti forte, per non vedere e non capire che giustifichiamo il nostro egoismo usando le parole come alibi. Ci nascondiamo come dei bambini dietro a scudi di carta per paura che possa emergere la verità dai nostri cuori. La verità è semplice: è che noi siamo insieme. Viviamo grazie agli altri, e gli altri vivono grazie a noi. Noi siamo individui che formano un insieme. Noi siamo, oggi, una creatura con sette miliardi di cuori che battono all’unisono, e si chiama umanità. Come inizio, per recuperare questa cognizione di essere insieme, sarebbe una buona cosa se a scuola, ancor prima di insegnare a leggere e a scrivere, si aiutassero le nuove generazioni ad acquisire la consapevolezza di essere nati per vivere, e non per diventare chissà chi né per fare chissà cosa. Nati per condividere, insieme a tutti gli uomini e a tutte le donne che vivono su questo pianeta, questa straordinaria esperienza che è la nostra esistenza. Forse il mondo si avvierebbe verso un futuro migliore.

Pasquale Abete