Lettera “aperta” al priore di Madonna dell’Arco, Alessio Romano


di francesco de rosa |

«Carissimo Alessio, ti scrivo attorno ad una vicenda, quelle delle suore domenicane, nella quale ci sono, in qualche modo, entrato diverse volte ed in diversi modi negli ultimi 25 anni per il mestiere che faccio e per un antico legame d’affetto che ho avuto, da sempre, con loro essendo stato un loro alunno alle elementari di Trocchia. E non parlo solo del motivo più recente. E cioè del lungo articolo che ho scritto e pubblicato qui qualche giorno fa per il quale, come sai, ho cercato anche te affinché potesse esserci, in quell’articolo, anche la tua voce. Ma tu hai preferito, per i tuoi motivi che rispetto, non rispondere al mio messaggio da te visualizzato. Un articolo che, com’era prevedibile, ha suscitato reazioni forti dato il momento delicato ed il rischio serio di “estinzione” che sta vivendo la Congregazione delle suore domenicane di Santa Maria dell’Arco. Dato lo scontro in atto tra alcune di loro, alcuni di voi e il commissario mandato dal Vaticano dopo le dimissioni della Madre generale. Un articolo che ha raccontato le cose diversamente e, per questo, ha suscitato nuove ire e nuove maldicenze, aggiunte a quelle già apparse in rete, contro il commissario vaticano, padre Rocco Ronzani, contro la ex Madre generale, suor Paola e, questa volta, anche contro di me “colpevole” di aver scritto un articolo “scomodo” secondo il metro di vecchi e nuovi nemici che, inevitabilmente, come chiunque agisce su questioni di pubblico interesse, mi ritrovo sempre sulla strada a vederli commentare non il merito dei fatti ma la mia persona e ciò che, per loro, valgo o non valgo.

Sei a Sant’Anastasia da diversi anni e sai bene quanti e quali livori questa cittadina vive rimanendo pur sempre un paese di provincia con una mentalità che resta spesso gretta e profondamente provinciale. Qui l’inciucio, la maldicenza, l’invidia, i veleni, le diffamazioni, le antipatie, i clan umani, le piccole gabbie mentali regnano ovunque e dividono persone, famiglie, le comunità civili e, persino, come tutti sanno, quelle religiose. Qui il malaffare, la menzogna, la bugia, l’inganno, la competizione, le contrapposizioni, il protagonismo malato, la stupidità, la mancanza di lavoro, i bisogni di molte famiglie che sono in serie difficoltà e che non hanno refettori dove trovare un pasto garantito ogni giorno, accompagna molte delle vicende con cui la città deve fare i conti da sempre. Qui, appena si può e più che si può, si preferisce l’odio all’amore, una parola contro gli altri (anche contro chi non si conosce affatto) al posto di una parola a favore che nobilita chi la dice e porta il bene di chi la riceve. Basta guardare la “cloaca” che son diventati i social, lì dove tutti si sono trasformati in esperti, devoti, “pasionarie”, maestri e maestre di educazione e di commenti al veleno, di buon governo, di civiltà, di rispetto che si esige per sé ma che si nega sempre agli altri. Social dove i peggiori tra casalinghe, disoccupati, nullafacenti, politici locali e corrotti, giovani perdutamente innamorati di se stessi, preti mistici e tanti altri hanno trovato la migliore vetrina e sempre qualcosa da insegnare agli altri. Un luogo dove combattere un nemico, qualcuno da mettere alla gogna senza indizi e senza prove. Qualcuno che si deve screditare. Dinamiche che ben conosci essendo anche tu, come è giusto che sia, presente in rete e quindi attento osservatore.

Una deriva che, come potrai condividere, si alimenta ancora di più se in una vicenda così delicata come quella che coinvolge le suore e i frati domenicani, si creano fazioni avverse, i seguaci difensori di alcune suore o di alcuni frati. E nemici da abbattere tra chi si spaccia vittima e chi si taccia di carnefice. E si fanno atti di “guerra” dichiarata quando, invece, si potrebbero scegliere e fare “atti rivoluzionari” d’amore, di comprensione e di perdono per tutte le offese che riteniamo di aver ricevuto dagli altri. Riuscendo a farli davvero con un pizzico di umiltà e quella sovrumana disponibilità che può venire solo da Dio (per chi crede) o dal buon senso che ci “costringe” ad accogliere tutti come fratelli e sorelle, come nostri simili, come persone che hanno lo stesso identico destino. Ai propri nemici dire “vi amo” e capire che questo è persino in sintonia con il Vangelo di cui parliamo e leggiamo ad ogni messa.

Sia chiaro, non voglio insegnarti nulla né farti sermoni. Al contrario. Vorrei, con sincera e leale umiltà, in questa storia annosa, imparare da te, dal ruolo che hai e dalla vocazione che hai scelto nella vita, che cos’è l’amore tra gli esseri umani e come si può manifestare; che cos’è la vita di una comunità e cosa è la disponibilità ad incontrare tutti (anche quelli che per qualche motivo riteniamo i nostri nemici e li mettiamo al bando). Incontrarli affinché assieme si possa costruire qualcosa di buono e far capire a ciascuno che la Chiesa è fatta di belle persone, persone che si vogliono e vogliono bene. Persone che non si fanno la guerra per nessun motivo al mondo. Che la Chiesa e le chiese o i santuari non sono i luoghi della vana retorica, delle utopie, delle omelie formali. Né quei posti dove si vive bene e di rendita perché senza nessuna preoccupazione di guadagnarsi il cibo, pagare un mutuo per la casa o garantirsi la sopravvivenza quotidiana tanto è sempre tutto garantito.

Io sono convito che questo è quello che cerchi anche tu con sincera coerenza e sempre in condizioni avverse. Io sono convinto che, nonostante giovedì 8 agosto scorso tu sia andato a celebrare ai Sodani e abbia detto – come riportato da testimoni oculari – ai fedeli presenti e alle suore che quella sarebbe stata l’ultima messa che i domenicani celebravano nella chiesa delle suore che sono ai Sodani, ci possa essere al più presto un’occasione diversa ed opposta di bellezza e di riconciliazione nella quale, guidati anche da te, i frati e le suore (tutte) possano farsi esempio di comunità unita, di rispetto e d’amore fraterno. Io sono convinto che padre Vincenzo Avvinti in questi anni abbia agito per il bene e anche quando non ha ascoltato l’invito di una Madre generale che gli chiedeva di essere meno ingerente lo abbia fatto solo per amore del bene e di Dio. E sono convinto (così come dicevo 20 anni fa nella brutta vicenda che fu ostile a suor Assunta quando è stata Madre generale) che chiunque abbia commesso errori, in questa ed altre storie, abbia sempre un modo per rimediare. Soprattutto in vicende così delicate e così paradossali perché riguardano dei religiosi e l’idea stessa di Dio che essi danno agli altri in un mondo nel quale i punti di riferimento e le persone che cercano il bene degli altri e non solo il bene di se stessi siano sempre di meno.

Il tuo ruolo sarà cruciale anche per fare in modo che un commissario mandato dalla Santa Sede, padre Rocco Ronzani, per una missione difficilissima, e una suora, suor Paola Romano, costretta a dimettersi perché osteggiata di continuo non debbano mai più essere definiti, come è accaduto lo scorso 10 agosto sui social da una madre di un alunno della scuola dei Sodani “manipolatori/usurpatori travestiti da prelato e suora”. Chi ha armato d’odio e di livore la mano di quella madre che ha scritto quelle cose indegne, e le mani di altri genitori che stanno facendo la guerra a Rocco Ronzani o a suor Paola, sta facendo solo il male delle suore e dei frati e non il loro bene.

Io sono convinto che tu hai, certamente, tutte le qualità umane e spirituali per poter fare in modo che Rocco Ronzani e suor Paola siano accolti, supportati ed aiutati da te, dai frati del santuario e da tutte le altre suore. E visti non come i nemici contro cui agire, dacché non possono essere nemici quei nostri fratelli e sorelle con i quali, come membri di una comunità cristiana che non deve avere né nemici né muri né confini, occorre trovare assieme la strada dell’unità e della concordia per far rinascere non solo la scuola dei Sodani ma la vita e la missione di una intera Congregazione di suore legate al santuario e alla fede della Madonna dell’Arco. Se questo accadrà sarà anche merito tuo. Ed io mi sarò speso bene, con questa lettera aperta a te indirizzata, per l’affetto che mi ha legato negli anni a suor Anna Piccolo che è a Policoro, a suor Costanza che è stata la mia prima maestra a Trocchia, a suor Albertina, a suor Concetta, a suor Rosetta, a suor Margherita, a suor Gemma, a suor Assunta e a tutte le altre suore – potrei farti a memoria l’elenco completo – di cui ho vissuto, stimato e conosciuto l’abnegazione, l’umiltà, l’affetto, il garbo, la disponibilità nonostante i limiti e i difetti che tutti abbiamo. Chi oggi difende queste ed altre suore credendo nemici e denigrando Rocco Ronzani, suor Paola o me, per aver scritto un articolo “scomodo” ad una fazione, fa un danno senza fine alla Congregazione delle Suore che è in un momento difficile, ai frati stessi e soprattutto alla credibilità e alla coerenza di una fede che, se vera e non finta o di comodo, ci chiama ad essere concreti, a perdonare, a creare ponti con gli altri e non steccati.

Confido davvero che, nonostante i momenti nei quali io e te siamo stati, in passato, su alcune questioni dialetticamente divergenti e tali da non aver potuto costruire un legame di conoscenza e d’amicizia, tu possa accogliere nel migliore dei modi questa mia lettera. E comprendere con me che chi guarda – e non è né tra i tuoi ammiratori né tra coloro che scegli di frequentare solitamente essendo tuoi amici – cerca in te, per il ruolo cruciale che incarni, per la tua vocazione e le cose in cui credi, mille e più atti di disponibilità utili alla costruzione di un mondo unito e coerente con la fede cristiana che si professa e si sceglie. Gli stessi atti di coerenza e di concordia che si sono sempre chiesti e si chiedono, ora ancora di più, a tutte le suore (nessuna esclusa) della Congregazione che in tanti amiamo e a cui in tanti di noi siamo stati o siamo legati da questi luoghi del vesuviano che sono attorno al santuario di Madonna dell’Arco. Le tue azioni, sono convinto, saranno improntate nelle prossime settimane ad un tale bene che scateneranno le azioni di altri orientate, anch’esse, al bene e ad una disponibilità che non vede né più nemici né contrapposizioni da nessuna parte ed in nessuna persona.

Ti ringrazio per l’attenzione che hai voluto riservare a questa lettera e mi scuserai se ti ho distolto da qualche altro impegno. Sono e sarò al tuo fianco ogni volta che vorrai costruire qualche ponte in più tra persone diverse e tra loro sconosciute ed ostili. Ogni volta che al devozionismo di facciata così sterile e per nulla coerente con la fede delle azioni, tanto in voga in certe chiese di oggi, tra i prelati ed i fedeli, tu vorrai preferire azioni “rivoluzionarie” e controcorrente necessarie ad arginare l’odio e i tanti livori, gratuiti ed ingiustificati, che le persone, troppo spesso, provano per i loro simili. Sarò al tuo fianco ogni volta che vorrai convincere i nostri simili, con l’esempio più che con le parole, che odiare gli altri, parlar male di loro, metterli in cattiva luce non serve a nulla. Perché l’odio distrugge chi lo prova e non avrà mai nulla in comune con la bellezza della vita che viene da Dio.

Ti abbraccio forte e ti auguro ogni bene. Confido che tu possa farti esempio di fraternità, di unità e di vera comunità: umana, civile e religiosa».

lunedì 12 agosto 2019

francesco de rosa

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