Mikele Buonocore, il canto di una terra nella voce di un vero artista anastasiano

Sul finire del primo decennio Duemila, nella prima edizione del Premio Fontana d’Argento fu il vincitore del settore “giovani artisti”. E a premiarlo, quel giorno, al Metropolitan di Sant’Anastasia fu il regista napoletano Roberto De Simone. Quel giorno c’erano anche Rita Borsellino e Luigi Nicolais sul palco a discutere di impegno civile, cultura e arte. E fu sua anche la prima edizione del Premio “Suoni&migrantifestival” dopo un selezione di artisti che durò sei domeniche nell’anno 2010. Sta di fatto, ed è senza dubbio un bella notizia, che Mikele Buonocore, musicista, cantautore ed artista, anastasiano a tutto tondo, dopo alcuni anni in cui il suo entusiasmo veniva messo alla prova dalle difficoltà che incontra ogni artista, si è rimesso, da qualche tempo, in gioco con nuova grinta e l’età più proficua della maturità umana ed artistica.

Iniziò che era un ragazzino Mikele Buonocore. Versi, moti del cuore, testi, musiche, canzoni. Lavori discografici, testi teatrali, ricerca musicale ed antropologica nelle quali la contaminazione dei suoi maestri (Pino Daniele, Eduardo Bennato, Eugenio e tanti altri) c’era e c’è tutta.

A coglierne il senso, dopo la decisione di riprendere il suo cammino artistico, furono in molti che vollero fargli arrivare da subito il loro sostegno. Basterebbe rileggere, tra i sostegni eccellenti, ciò che ha scritto e pubblicato il 21 novembre del 2017 Gianni Cesarini su di lui: “Fa musica con radici popolari ma guarda al futuro, canta spesso la sua terra, terra vesuviana, un habitat problematico, duro, violento. Nei suoi testi messaggi sul sociale. Per un tempo ha lasciato la musica ed è tornato in scena per il terzo Festival della Canzone Napoletana New Generation 2017. Lo ha fatto presentando sobriamente Io voglio solo a te, la sua prima canzone d’amore della quale ha detto: “Parlo d’amore per accogliere in una sorta di abbraccio che strappi una speranza, più che cercare la lacrima di un pezzo d’amore”.

Bella canzone  con musica coinvolgente, raffinata, che riveste parole che fanno poesia. E nel tempo della post-bellezza, della post-verità, della scarsezza di cultura poetica, in un’Italia fatta da italiani per la metà semianalfabeti Io voglio solo a te prende relativamente pochi like in Youtube. Non vincerà, ma il suo valore resta per chi ancora ha orecchio sensibile alla vera musica e cuore e mente sensibili al linguaggio poetico.

Continua Michele, non abbandonare di nuovo. Canta con la tua chitarra davanti a  piccole platee, continua a creare bellezza, a lanciare messaggi di speranza. Magari incontrerai un produttore illuminato che saprà dare più forza e carattere agli arrangiamenti delle tue musiche.  C’è bisogno di artisti come te. Ne hanno bisogno quelli che sanno che la morte definitiva della poesia sarà il preludio alla fine della nostra “civilizzazione”.

A Gianni Cesarini, poco meno di due anni dopo, adesso che Mikele Buonocore ha rimesso in moto la sua arte e l’entusiasmo che ha, ci uniamo anche noi. E più che guardare alle mancate vetrine che il piccolo borgo natio può dare ma anche precludere, sarà bene che Mikele Buonocore a Sant’Anastasia faccia arrivare l’eco di traguardi che, siamo sicuri, raggiungerà in giro per la penisola lì dove la musica che lui propone troverà quella sponda che accoglie bellezze e contaminazioni. Appena accadrà saremo i primi a fare da questo portale il meritato e degno accoglimento ai traguardi che Mikele Buonocore merita da tempo.

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