Al “già sindaco” Esposito e ai suoi, questa volta, non basteranno né gli insulti né le menzogne né il vittimismo

A Sant’Anastasia il 27 febbraio scorso è “riandato” in pubblico (e in rete) come fosse un orologio svizzero, lo stesso copione che Esposito, “già sindaco” di Sant’Anastasia, propone alla città dal 2010 ad ogni uscita pubblica e, ora più che mai, in questo avvio di campagna elettorale. Questa volta però gli insulti, le ironie contro i suoi oppositori, la denigrazione dei nemici, come gli applausi e la propaganda mediatica dei suoi seguaci storici e “del momento”, non basteranno.



Lo stile è già noto. Prendi un manipolo di giovani rampanti desiderosi di ri(avere) una visibilità, un ruolo ed futuro a Sant’Anastasia. Metti vicino a loro (lui) qualche servo sciocco e folle, nemico (a turno) di tutti e amico di nessuno, che in occasione di questa campagna elettorale gli (ri)fà da megafono mediatico sperando in qualche buona ricompensa futura. Aggiungi a questi qualche medico specialista che, pur superando i settant’anni suonati, lotta ancora per avere copiosi protagonismi accanto a chi quei protagonismi gli sa promettere. Su tutti lo stile del “già sindaco” Esposito che, come nell’incontro/convegno del 27 febbraio scorso sul tema della famiglia e della politica, unisce ironia a disprezzo per gli oppositori scomodi, una fame spasmodica di potere personale ad una capacità (che non fa pi presa) di arringare quel pubblico/clan che ancora ha voglia di farsi impressionare dai suoi interventi pubblici e politici. Eppure, quel copione è troppo noto per essere preso sul serio in una cittadina che non è più né quella del 2010 (anno della sua prima campagna elettorale da candidato a sindaco) né quella del 2014 quando il suo arresto del dicembre 2013 fece fatto passare come una trappola e la candidatura del sindaco in carica Abete servirono a ridare il paese nelle mani di un gruppo che già allora stava cambiando pelle e direzione, espellendo, dal suo interno, proprio “il manipolatore” assieme ai suoi più stretti seguaci.

Oggi, diversamente, Sant’Anastasia merita, in questa campagna elettorale 2019 che è al suo avvio, un percorso che deve farsi sui temi e non sulle persone né sulle loro vicende giudiziarie o sulle bugie per confondere tra loro parole come “condanna” e “assoluzione”, “tangenti” ed “estorsioni”, fedeltà e tradimento o altro simile glossario che è tutto interno ad una faida familiare e di gruppi d’interesse dai quali il sindaco Abete ha agito, in questi anni, per trarsi fuori.

Ciò che è del tutto evidente per chi vuole capire è che il “già sindaco” Esposito, lo scorso ottobre del 2017, dopo aver pagato settemila euro quale “risarcimento del danno” a Nicola Alfano affinché Nicola Alfano accettasse la richiesta di “perdono” e ritirasse dal processo di primo grado la sua costituzione in “parte civile” affinché la condanna per Esposito, che pure è arrivata, fosse più lieve, è stato, alla fine del primo grado, condannato in maniera chiara ed inequivocabile. Di quella condanna, su questo portale, con tutto gli atti pubblici annessi (compresa la condanna in appello da poco emessa nei confronti di Luigi Terracciano, arrestato assieme ad Esposito nel dicembre del 2013) pubblicheremo ogni cosa affinché gli anastasiani non vengano presi in giro da chi continua a mentire senza pudore. Pubblicheremo qui anche l’Ordinanza di custodia cautelare emessa all’epoca dal Tribunale di Nola con le intercettazioni (entrate nel processo di Nocera) nelle quali Esposito diceva all’imprenditore Nicola Alfano che si era rivolto a lui, allora sindaco, per ottenere giustizia, di “tenere buono” Luigi Terracciano che poteva servire anche se aveva chiesto tangenti. Assieme a queste pubblicheremo anche le intercettazioni (che ciascuno già poteva reperire al Tribunale di Nola) dove Esposito viene “ascoltato” dalle intercettazioni effettuate dai Carabinieri di Castello di Cisterna (gli stessi che lo arrestarono) che nessun interesse potevano avere a preparargli trappole (di cui parla Esposito da anni) per arrestarlo e portarlo in carcere se non ci fosse stata richiesta di tangenti. Così, ciò che lo stesso Esposito, fintamente ostenta di rendere pubbliche (come nel convegno del 27 febbraio scorso) quando parla di carte che tutti possono vedere nelle quali (stravolgendo la verità) dice di essere stato assolto, noi quelle carte le metteremo su questo portale affinché, davvero, tutti quelli che vogliono capire, possano leggere.

Non serviranno, questa volta, attorno ad un personaggio che (ri)vuole solo il potere personale (ri)esercitato in malo modo e con somma arroganza, le nuove e vecchie reclute, i “giovani rampanti” che si sentono preparati ed arguti, come il loro capo, dediti a professioni dalle quali la lucidità (giuridica, psicologica, umana) dovrebbe venire a fiumi presso di loro e invece viene il buio, l’idea e la pratica del clan/elettorale, la fedeltà assoluta ad uno che è stato arrestato e condannato. Questa volta non servirà nemmeno il buon nome di Luigi De Simone, che (ahinoi), a 73 anni suonati, si è (ri)prestato a fare da triste spalla in una storia (e in una candidatura) dove manca ogni buon senso e dove si uniscono, appassionatamente, attorno alla persona sbagliata perché portatore di una condanna e protagonista di convegni elettorali dove si diffondono menzogne e si scambia con dolo una condanna per assoluzione, persone ed energie che potrebbero stare altrove o attorno a loro stessi. Questa volta non basteranno tutti loro sia pur accomunati dalla voglia di tentare una vendetta scambiata per giustizia o dallo stesso fortissimo desiderio di (ri)salire su quel palcoscenico che è stato loro negato da nemici “comuni” come da ex amici.

In questa assurda pantomima dove vengono presi di mira ora giornalisti (di cui si mette in dubbio ironicamente anche il loro lavoro) come Gabriella Bellini o Francesco De Rosa (contro il quale emblematico è stato il riferimento del 27 febbraio scorso). Ora persone come Nicola Alfano, l’imprenditore che lo fece arrestare con la tangente in auto. Ora chiunque altro (tra funzionari, politici locali, professionisti) che non siano nel suo clan elettorale, e anzi si permettono di dire qualcosa di contrario e diverso da quello che dice, falsamente, il “già sindaco” Esposito.

La città vesuviana merita, questa volta, una campagna elettorale diversa e fatta sui temi e sui programmi con candidati a sindaco diversi e leali dacché mai arrestati per tangenti mentre erano sindaci e mai condannati nonostante i settemila euro dati in risarcimento del danno nel corso del processo. Sant’Anastasia merita un confronto sereno dove gli insulti e le ironie sarcastiche restino lì dove nascono solo allo scopo di infiammare il proprio clan elettorale e far sentire di più la propria voce su quella degli altri. Una città nella quale, come nel caso degli schieramenti già ufficializzati con incontri pubblici attorno al sindaco uscente Lello Abete che si ricandida e a Mario Gifuni, altro candidato a sindaco, che propone agli anastasiani una sua alternativa, vi possano essere gli altri eventuali candidati non ancora ufficializzati degli altri schieramenti che, con le loro liste ed un nuovo entusiasmo, siano in grado di proporre al paese progetti alternativi di futuro che capaci di essere credibili e chiari, che non abbiano arresti per tangenti o condanne alle spalle, né bugie, né insulti che Esposito continua a fare contro gli altri come stile di vita politica.

Di certo, Sant’Anastasia non è più quella degli anni scorsi dove il “già sindaco” Esposito poteva contare sul suo clan elettorale, sull’effetto sorpresa del suo “stile” d’arringa e, soprattutto, sul silenzio diffuso delle tante persone perbene (di ogni schieramento) che non si volevano, per evitare insulti, opporre alla sua tracotanza, all’arroganza che ha scelto sempre di usare o che viene fuori in ogni suo discorso pubblico. La città, in questi anni, ha imparato la lezione e compreso di più che non si può consentire di stare sugli stessi temi ormai da dieci anni: il condono edilizio, le bugie su una vicenda giudiziaria, la storia di un processo, di una condanna e di un appello; il rapporto tra uno zio ed un nipote; l’avidità di potere e il vittimismo usato ad arte, la manipolazione continua degli altri. Nemmeno un discorso scritto ad effetto e letto malissimo del “mi ricandido perché…” ha fatto presa, in mezzo agli insulti, oltre il pubblico/clan che c’era nella sala (disertata sia dall’assessore al comune di Napoli Roberta Gaeta con tanto di post pubblico (che qui pubblichiamo), sia dalla presidente regionale degli psicologi) annunziati sul manifesto e attesi per il convegno dello scorso 27 febbraio ma mai arrivati. Oltre i seguaci vecchi e nuovi uniti ad Esposito in questa campagna elettorale, per interesse, calcolo o strategia sperando di (ri)ottenere da lui un nuovo palcoscenico, un ruolo, un incarico, una vendetta contro gli ex amici ora nemici, lo stile e gli argomenti di Esposito non fanno più presa.

Immagine del convegno del 27 febbraio scorso tratta da facebook

A ciascuno dei candidati a sindaco, di ogni schieramento, il compito di essere lucidi e fermi affinché possa apparire chiaro agli anastasiani, nelle prossime settimane, il danno che viene da una candidatura del “già sindaco” Esposito che, come in questi anni, ha voluto scientemente avvelenare i rapporti tra le persone che sono nella stessa comunità cittadina. A loro la saggezza, persino, di isolare la sua candidatura per dar luce all’inganno dietro il quale è stata costruita in questi anni.

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2 Responses

  1. Antonio Di leva ha detto:

    Articolo molto interessante, spero che Francesco De Rosa si ricorda del sottoscritto che ha fatto l’assessore nel lontano 2002 con Iervolino Sindaco, approfitto per salutarlo e complimentarmi, con lui, mi auguro che le prossime elezioni siano impostate su un comportamento serio e corretto per il bene di Sant’Anastasia che merita un governo composto da gente seria che lavora per il bene di questa comunità!!!!!!

  2. Gabriele Migliaccio ha detto:

    Articolo che merita un plauso per il richiamo alla trasparenza ed ai contenuti richiesti ai diversi candidati.
    Forse solo qualche anziano ormai ricorda i bei tempi che furono, tutti convivono invece con una città che è letteralmente franata nelle classifiche di vivibilità dell’intero Hinterland.
    Decenni di usura diffusa, blocco dell’edilizia, passaggio generazionale tutt’altro che esaltante dell’ imprenditoria anastasiana hanno messo in ginocchio la Comunità.
    Occorrerebbe che le menti pensanti affezionate al territorio ne riprogrammassero il futuro dalle basi ma le premesse mi appaiono tutt’ altro che esaltanti se a distanza di anni si riescono a partorire i soliti nomi… con gli stessi vizi? Un grosso in bocca al lupo

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