attualità politica

Le ombre (e le opportunità) delle prossime elezioni comunali a Sant’Anastasia

Il 26 maggio prossimo la cittadina vesuviana di Sant’Anastasia sarà chiamata a darsi una nuova amministrazione comunale e, quindi, un nuovo sindaco. Per non lasciare che un momento così delicato nella vita di una comunità locale sia lasciato nelle sole mani del “solito” gruppo ristretto di coloro che nella politica locale ci sono da anni, per passione, impegno civile, vanagloria o per puro interesse personale, vogliamo appellarci a coloro che (senza faziosità e gabbie mentali) abbiano voglia di proporre un ragionamento appena più articolato di ciò che si può fare sui social media e vogliano contribuire ad un dibattito sui temi concreti, sulla visione di un futuro possibile trovando tutto lo spazio che vogliono, senza filtri o pregiudizio, su questo portale. Senza che dei temi che contano davvero per questa collettività in un momento di scelta così delicato per le sorti future del paese si faccia solo, come già sta iniziando ad accadere, campagna elettorale o insulto sui social media, sulle pagine pubbliche o sui profili privati dove ognuno scrive di tutto e di tutti per dare giudizi sprezzanti, condizionamenti impropri ed interessati, lezioni e leziosismi di politica locale e globale, di buon governo e, persino, di legalità.


A tre mesi dal giorno in cui, sarà il 26 maggio prossimo, i cittadini anastasiani saranno chiamati a scegliere i componenti del nuovo Consiglio comunale e, soprattutto, il prossimo sindaco, i giochi degli schieramenti e delle candidature non sono ancora del tutto fatti. Di certo, non procura buoni effetti il torpore, la lontananza, l’estraneità con la quale gran parte del paese e dei suoi abitanti si prepara alle nuove elezioni.

Lo stile rimarca quello solito nel quale, da queste parti, ci si prepara a nuove elezioni. Saranno accuse reciproche, meriti contesi e vantati per sé: una lettura contrapposta tra le cose fatte e quelle da fare. La politica, da queste parti, come altrove, resta ancora un affare per pochi dove quei “soliti” nomi, condizionano, direttamente o indirettamente, di fatto, le scelte politiche del paese. Un lavoro (iniziato già da molto) per cercare di mettere assieme quelli che dovranno comporre le liste: un calcolo tra famiglie che per il voto si dividono o si uniscono, di strade e quartieri che si tengono a mente, di parentele che si creano, di interessi collegati o nemici comuni per i quali ci si mette assieme anche quando non si ha nulla in comune. Uno scenario che, ad oggi, si potrebbe così riassumere…

Le prime elezioni con un governo nazionale giallo/verde. Le prossime elezioni comunali saranno anche le prime dopo il “terremoto” che a Roma ha cambiato, a marzo del 2018, tutti gli equilibri di potere. Il governo dai colori giallo/verdi guidato da Conte con Salvini e Di Maio non sembra, ad oggi, avere riverberi diretti nelle prossime elezioni comunali se non per il legame (questa volta ufficiale) tra il gruppo di Mario Gifuni e la nuova Lega di Salvini della quale quel gruppo alle prossime elezioni comunali avrà anche il simbolo. Dei grillini, invece, meno organizzati sul territorio cittadino anastasiano, sembra non esserci traccia e nemmeno la certezza, a sentire qualcuno di loro, che ci sia, a maggio, una lista ed un candidato a sindaco con il loro simbolo. Ma in politica spesso le impressioni e persino i segnali più chiari risultano inattendibili. Che i grillini possano, invece, essere presenti alle prossime elezioni comunali di Sant’Anastasia è certamente l’auspicio che chiunque ama la politica sente di condividere soprattutto se a Roma, proprio nelle loro mani, a torto o a ragione, molti italiani che volevano cambiare hanno messo le sorti di una nazione.

Lo schieramento del sindaco uscente. Lello Abete ha resistito fino alla fine agli attacchi dello zio, arrestato per tangenti mentre era alla guida del paese nel dicembre del 2013 e condannato, successivamente, in primo grado grazie al coraggio di un imprenditore che non esitò a querelarlo davanti alla richiesta di tangenti la cui testimonianza è stata resa pubblica in questo reportage appena poche settimane fa.

Non era facile per il sindaco uscente Lello Abete rompere quel legame con lo zio da cui, in fondo, era nata e si era costruita la sua stessa candidatura, cinque anni fa, in momento funesto per il paese. Lo strappo avvenne dopo solo pochi mesi dall’insediamento della giunta Abete quando, si racconta, l’ex sindaco Esposito, avendo immaginato che il nipote potesse fare da sua “longa manus”, visse l’improvviso rifiuto. Abete però non volle fare il burattino nelle mani dello zio. Così, il vero merito (sommo demerito per i seguaci di Esposito), che al sindaco uscente Lello Abete, per molti osservatori, si deve attribuire è quello di aver preso le distanze, nette e pubbliche, da un’eredità scomoda ed ambigua, e anche dalla vicenda giudiziaria imbarazzante di una persona, l’ex sindaco, con il quale, pure aveva mosso i primi passi in politica. Una lacerazione che ha diviso, persino, le loro famiglie tra fratelli, sorelle e nipoti schieratisi a favore di Esposito e fratelli, sorelle e nipoti schierati a favore del sindaco attuale Lello Abete. Uno scontro che ha prodotto anche querele e che le prossime elezioni di maggio riproporranno per intero e di nuovo. In questi cinque anni compiuti il sindaco uscente è riuscito a rasserenare un clima che in città era diventato insopportabile sin dalla campagna elettorale del 2010 gestita dallo zio con toni sempre troppo alti, con offese, ingiurie anche pesanti fatte agli avversari, tensioni e, persino, minacce e molte arroganze di cui Esposito ha dato sempre molte sfumature. Un’amministrazione, quella di Abete, che, lungo la strada, ha trovato un proprio e nuovo equilibrio, aperto a nuovi innesti e sodalizi (che oggi potrebbero essere preziosi in vista delle elezioni di maggio) dopo l’abbandono, per ordine di scuderia, dei fedelissimi di Esposito, gli ex assessori Graziano, Di Perna, Ciliberto, Barra, Zucconi rimasti ancorati attorno al loro guru. Così anche se il bilancio che l’Amministrazione Abete propone al paese ha molte luci, ciò che si può vedere nel concreto è come sempre anche pieno di voci e cose che sono ancora lì da risolvere. Un percorso che pur non dando al paese scosse cruciali è riuscito a “normalizzare”, per quanto possibile, un confronto su temi e capitoli cruciali. Un’esperienza da cui è nato un gruppo ampio dove in tanti, tra assessori e consiglieri comunali prossimi a compiere il mandato (tra gli assessori Bruno Beneduce, Mariano Caserta, Carmen Aprea, Rossella Beneduce, Fernando De Simone mentre tra i consiglieri Alfonso Di Fraia, Filippo Guadagni), hanno potuto trovare un proprio spazio d’azione e si sono fatti apprezzare per lo zelo e la dedizione nonostante le inevitabili tensioni di percorso che hanno avuto ed hanno. Uno spazio che hanno trovato proprio grazie al sindaco Abete che ha voluto dare spazio a molti dei suoi e affermato uno stile del tutto diverso dal suo predecessore che, al contrario, incombeva con un forte protagonismo, su tutti e tutto, all’interno e all’esterno del palazzo comunale. Il giudizio che uscirà dalle urne per il sindaco Abete che, dopo aver portato a compimento il suo primo mandato, ha deciso di ricandidarsi sarà anche un modo per capire quanto gli anastasiani hanno apprezzato le cose da lui fatte compresa la decisione di rompere sin dal principio del suo primo mandato il sodalizio con lo zio ex sindaco.


La compagine legata al gruppo di Mario Gifuni che ha scelto Salvini e un nuovo modo di stare a destra. Parte integrante della compagine amministrativa attuale per quasi tutto il tempo, Mario Gifuni, che è stato anche, in questi ultimi cinque anni, presidente del Consiglio comunale essendo tra i consiglieri di maggioranza più votati cinque anni fa, e che proprio nell’ultimo tratto ha preso le distanze politiche e pubbliche dall’amministrazione del sindaco Abete che pure aveva sostenuto su alcune importanti questioni. Mario Gifuni arriverà così alle prossime elezioni, probabilmente con un proprio raggruppamento e con, almeno, come si prevede, tre liste, tra cui quella della Lega di Salvini, che sosterranno il candidato a sindaco (se non sarà lui stesso) ancora da scegliere dalla sua area politica. C’è chi lo aveva collocato tra i sostenitori dell’ex sindaco Esposito da cui, però, con molti del suo schieramento, sembra aver preso le distanze. Più probabilmente, non starà né con quest’ultimo né con il sindaco Abete, volendo rappresentare quella parte di elettorato che sostiene, anche a Sant’Anastasia, Matteo Salvini e vede in ascesa l’idea di una destra sovranista come in molte regioni d’Italia e anche al sud.


Lo schieramento dell’ex sindaco Esposito che, arrestato per tangenti, condannato, si ricandida pur di non mollare il potere. Arrestato per tangenti e condannato in primo grado a meno di 24 mesi (ecco perché gli è possibile candidarsi pur avendo avuto l’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni) Esposito e i suoi sostenitori rappresentano il vero imbarazzo delle elezioni comunali a Sant’Anastasia , come cinque anni fa per chi vedeva nel voto dato ad Abete un voto dato a lui. Questa volta non è servita nemmeno la condanna di primo grado. Anzi. Al momento della sentenza, arrivata nell’ottobre del 2017, si volle festeggiare tradendo, di fatto, il malcelato convincimento che ci si aspettava una condanna ben più pesante viste le evidenze e l’arresto in flagranza di reato. Calatosi nei panni della vittima sin dal primo momento, di chi non ha mai preso nulla di personale (né soldi né altro) dalla politica ma tutto ha dato, del martire che si sente investito di un compito esclusivo, quello di portare il paese dei suoi natali alla rinascita, Esposito non ha voluto ascoltare chi, anche vicino a lui, gli aveva consigliato di non ricandidarsi a sindaco ma di lasciare spazio a qualche altro, magari scelto tra i suoi fedelissimi, disposto, questa volta, ad essere meglio manovrato dal suo “investitore”. Intanto, la sua decisione di non uscire dalla prima linea della scena politica locale, che occupa da molti anni, ha già fatto molti danni al clima umano e politico del paese, nei legami tra concittadini, parenti, amici di una vita che sono stati costretti a prendere strade diverse. La sua campagna elettorale avrà tutti i temi possibili e persino quelli legati alla legalità attorno alla quale, anche quando era sotto processo, Esposito dava lezioni, note e post accolti con entusiasmo dai suoi supporter. Un dato senza dubbio imbarazzante. Che vi sia ancora un gruppo di sostenitori i quali senza nessuna lucidità (tra essi anche professionisti, medici, insegnanti, docenti, nomi noti e meno noti, giovani e ultrasettantenni) a fare da eco al suo sfrenato desiderio di tornare alla guida del paese come fosse da sempre un predestinato. Sostenitori vecchi e nuovi che Esposito ha saputo tenere assieme e ai quali ha fatto intravvedere, con arguzia, un loro ruolo primario, un vantaggio, un protagonismo nel caso in cui, sciaguratamente, gli anastasiani dovessero ricadere nelle sue trame. Resta, sulla vicenda di Esposito, l’assenza grave di un suo gesto di correttezza (il suo ritiro dalla scena politica dopo un evento così grave e una condanna). Resta l’assenza di un rispetto per il paese che da lui non è mai arrivato né durante il processo né ora se si pensa che il “già sindaco” (come da sempre preferisce farsi chiamare anche sui social quasi fosse un titolo di merito) non ha vissuto un solo giorno senza la volontà di ricostruire quelle mire politiche che non perde mai di vista da decenni.


Gli errori del PD in questi anni (e anche ora) a Sant’Anastasia. Uniti dalla stessa sorte in un destino che ha accomunato, in molte città del nord e del sud Italia, la vita dei militanti del PD, gli iscritti anastasiani al Partito Democratico non sono stati in grado, in questi ultimi cinque anni, come era accaduto prima della sconfitta del 2010, ad organizzare una proposta corale, comunitaria e convincente da poter sottoporre al paese. Qualcosa di più forte e di più articolato che non il panorama d’altri che già c’era e che ha preso il sopravvento. Molti e troppi battitori liberi all’interno del PD sono stati in cerca di gloria e di notorietà personale. Essi si sono mossi e si muovono solo per fare in modo che si riconoscano i propri meriti. Anastasiani che presi singolarmente hanno anche ottime capacità contro le quali, però, a fare difetto, si ripresenta, quel loro spiccato individualismo, l’azione di cordate, anime e visioni diverse che dentro al PD anastasiano hanno remato a sfavore e raccolto solo un pugno di voti. Nessuna iniziativa che desse, in questi anni, il senso e la visione d’insieme di un partito che non si è voluto e saputo aprire al resto del paese, a coloro che, non distanti da quelle stesse sensibilità e culture di vita, avrebbe potuto coinvolgere davvero anche solo su temi specifici. I diverbi legittimi di queste settimane sul nome da sostenere e candidarlo a sindaco, sulle alleanze possibili, sullo scenario da prefigurare, sulle ambizioni di almeno cinque o sei (giovani e meno giovani) pidiellini che si inebriano al solo pensiero di essere candidati a sindaco ripropone, dall’esterno, il solito volto di un partito troppo chiuso in se stesso. Non è un caso che negli ultimi dieci anni, il PD a Sant’Anastasia abbia sempre sbagliato tutte le sue candidature e i suoi candidati a sindaco. Partivano e partono, come sempre, allo stesso modo: attorno ad un gioco di equilibri interni, troppo chiusi al territorio, troppo presi da ambizioni personali, molto e troppo autoreferenziali. Gli effetti di una presenza inconsistente del PD a Sant’Anastasia si fanno sentire non poco e il partito, rimasto a baluardo di una sinistra che deve ridefinirsi ma che, purtroppo, con queste logiche, non attrae più nessuno, soprattutto tra quegli anastasiani che non siano già legati a parenti o trame di militanza. Un grave limite che si nota da parecchio tempo, un grande danno per il paese che si sta notando in questi mesi alla vigilia di nuove elezioni e che, ancora di più, si noterà nel corso della campagna elettorale.


I Socialisti di Capuano e gli appartenenti a Forza Italia. Gravitano ancora, sulle prossime elezioni, due incognite. La prima è legata al gruppo di ragazzi che sono da decenni attorno a Carmine Capuano. La seconda, invece, legata alle scelte degli iscritti a Forza Italia rappresentati nel Consiglio comunale uscente da Annarita De Simone. Non a caso sono stati messi assieme qui se si considera che negli ultimi anni i Socialisti di Capuano hanno condiviso con Annarita De Simone alcune iniziative firmando assieme anche alcuni manifesti pubblici su temi importanti. Oggi però, dopo che l’idea di formare un tavolo elettorale a tre gambe/sigle (loro due con il PD) è saltato già da tempo, ci si chiede cosa accadrà per i Socialisti e Forza Italia a Sant’Anastasia alle prossime elezioni. A chi saranno legati, Carmine Capuano e Annarita De Simone, nelle prossime elezioni? Che cosa potranno esprimere? In che modo potranno tenere a freno la tentazione di formare propri raggruppamenti con un proprio candidato sindaco (se non loro stessi)? A queste e ad altre domande oggi, lunedì 25 febbraio 2019, non è ancora facile rispondere. L’auspicio, in ogni modo, è che ciascuno di loro, con i propri orizzonti politici e le loro idealità sappia fare scelte limpide e utili al disegno futuro di una città che vuole trovare nuovi orizzonti, lasciare, magari, davvero tutto lo spazio ai più giovani che possono solo essere incentivati se gli spazi della politica locale che hanno quei colori, non sono sempre occupati dai soliti volti attorno ai quali si legano anche quei colori politici.


A tre mesi dalle prossime elezioni cittadine, abbiamo voluto decifrare ciò che appare più visibile. Il resto, confidiamo, possa arrivare da voi, da coloro che abbiamo menzionato sopra, dall’impegno di chi non si vede ancora in giro, dalla volontà di nuovi gruppi di anastasiani, magari liberi, magari entusiasti, magari altri che abbiano il coraggio e la voglia di sporcarsi le mani in un paese dove si riceve spesso solo e tanto fango, dove in molti trasformano le qualità degli altri in carta straccia o cacca pura, dove le rivalità, i clan, i protagonismi individuali sono forti e sono così tanti da impedire la costruzione di una comunità che si sappia riconoscere.

Parte da qui, quindi, l’appello rivolto a tutti (politici compresi) affinché facciano pervenire sul nostro indirizzo redazione@glianastasiani.it il loro intervento, il loro pensiero, la loro visione di futuro. Non essendo un social, questo portale ha il pregio di mettere in ordine le cose anche esteticamente; di proporre voci diverse, di non alzarsi al di sopra degli altri per dare insulti, cacciare via, bloccare o bannare chi parla in maniera diversa da come la pensa chi a questo portale lavora. Anche questo sarà un modo per partecipare attivamente alla costruzione di un futuro fuori dai luoghi e dalle iniziative autoreferenziali e di parte che la prossima campagna elettorale proporrà a iosa come già sta accadendo.

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