Le prossime elezioni non promettono nulla di buono

La prossima primavera del 2019 i cittadini di Sant’Anastasia, se tutto fila liscio per l’Amministrazione di Lello Abete, saranno chiamati a votare per il prossimo sindaco e per un nuovo Consiglio comunale. La data è ancora lontana ma solo nella percezione dei più. In realtà, le operazioni “preelettorali” sono iniziate da tempo.

francesco de rosa

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Le prossime elezioni comunali a Sant’Anastasia sono ancora lontane o forse no. In realtà sono state sempre troppo vicine in questi anni. Dal giorno in cui fu eletta un’amministrazione emanata direttamente da quella vecchia, finita per tangenti con l’arresto, in flagrante, del suo capo carismatico, il clima politico non si è mai rasserenato. Era l’inizio di giugno del 2014 quando il neo eletto sindaco Lello Abete festeggiava sotto l’abitazione dell’altro candidato sconfitto al ballottaggio, Antonio De Simone, e il filo che legava l’elezione di Lello Abete all’ex sindaco, nonché zio, era ancora troppo forte.

Oggi in città, dopo la rottura tra zio e nipote, sindaco attuale ed ex sindaco, il clima è rimasto teso, pieno di livori, di scontri incrociati, di piccole faide tra gruppi rivali. Dopo aver attraversato un processo penale la cui sentenza si aspetta a breve, l’ex sindaco Carmine Esposito è già in piena campagna elettorale contro il sindaco e nipote Lello Abete. E lo è da mesi. Ha vestito in questi anni, perfettamente, i panni della vittima, di colui  che è stato “incastrato” nella vicenda delle tangenti, di chi faceva solo il bene del paese e che, per questo, è stato punito. Lo seguono un manipolo di giovani molto determinati ed ispirati. Lo segue qualche insegnante, qualche ex docente, qualche ex assessore, qualche settantenne più o meno lungimirante ed un variegato gruppo di nostalgici e/o affezionati assai devoti. Loro sono convinti che alle prossime elezioni saranno fortissimi e che, se la sentenza del tribunale di Nocera sarà favorevole, il “condottiero” tornerà a possedere la città con i suoi modi ed il suo stile virulento sotto una valanga di voti.

Nel frattempo, il sindaco Abete doveva essere poco più che un’ombra, un prestanome che avendo occupato, nelle idee dei nostalgici e dell’ex sindaco, un posto improprio presso il comune di Sant’Anastasia doveva consentire all’ex sindaco, ancora sotto processo, di governare ugualmente la città. E, invece, il mite nipote si è opposto, già pochi mesi dopo la sua elezione, ad essere solo un prestanome guidato dal prode zio che aveva in mente di indicare al giovane nipote persino chi salutare e chi no. La rottura ha coinvolto parenti stretti, familiari, amici, cittadini. Una telenovelas che, siamo sicuri, avrà ancora molte altre puntate da mostrarci soprattutto se alle prossime elezioni saranno entrambi candidati.

Il sindaco Abete, intanto, opposto nei modi di fare e nel carattere al suo ex sindaco, va avanti per la sua strada e aggrega attorno a sé una parte della città che non vuole tensioni né contrapposizioni. Un gruppo che si sta concretamente organizzando già in queste settimane in vista dell’appuntamento elettorale che dovrebbe, per scadenza naturale, arrivare, appunto, alla primavera del 2019 ma che potrebbe anche prevedere un’anticipazione repentina.

A sinistra, in città, c’è il PD di Renzi, degli antirenziani e delle altre anime che militano oggi, ancora, nello stesso identico partito. C’è Grazia Tatarella, segretaria del PD a Sant’Anastasia a cui tocca fare la sintesi tra anime diverse. Ci sono i giovanotti del PD che hanno iniziato già da molto a sgomitare per avere qualche visibilità in più, magari una pole position in vista delle ipotesi di candidature a sindaco che si mettono in campo. Giovanotti così lindi e pinti che fanno persino tour per la città, come fosse una metropoli, per capire che cosa manca e dove manca e quali sono i disagi degli anastasiani. Il rendiconto che danno dei loro viaggi preelettorali sono poi su facebook dove si mostrano in fotografie e video in puro stile marketing politico. Ma il partito, nel suo complesso, è ancora molto chiuso, avvertito come un gruppo ristretto, un gioco fra pochi, un gruppo autoferenziale e senza iniziative. Preda delle sue correnti, dei suoi “senatori” così troppo lontani dal resto della città e così presi da se stessi. Persino il lavoro saggio e coraggioso del deputato “di territorio” Massimiliano Manfredi, che ha, in non poche occasioni, aiutato in questi anni il cammino della giunta Abete, viene preso di mira, spesso, da esponenti più o meno visibili e più o meno lucidi, del PD locale. Sullo sfondo l’idea delle primarie da tenere nei prossimi mesi con nomi (tanti) che ancora non vengono fuori, ma pur sempre pronti in caso di elezioni anticipate.

Il resto dell’arcipelago cittadino che si dedica ai nobili scopi della politica locale si compone ancore dei soliti nomi. Tutti autorevoli, per carità, ma tutti datati d’impegno, di battaglie politiche e di stagioni ormai lontane che il paese ha vissuto sui vari fronti. C’è Carmine Capuano, ancora, e i suoi socialisti. C’è Annarita De Simone, più o meno novella, e la sua Forza Italia. Ci sono quelli più a destra, giovani emergenti con “senatori” dietro di loro e quelli, all’opposto, più a sinistra della sinistra con grandi nostalgie di cose andate. Un teatro affollato da diverse persone a cui accade di mostrare tesi ed antitesi molto teoriche ed intrise ancora di tanta ideologia.

Le prossime elezioni, a guardarle da qui, non porteranno nulla di nuovo. Nessun movimento è nato in questi anni, nessuna nuova energia collettiva e sana. Nessun partito o lista civica che sia stato capace, in questi anni, di proporre agli anastasiani un vento nuovo, temi concreti e, soprattutto, soluzioni concrete. L’interesse per la cura del bene comune è pari a zero tra molti anastasiani mai stati in politica. Lontani per pigrizia, disinteresse o anche per non mischiarsi alle fazioni e agli avversari che, non poche volte, per offendere vanno sul personale.

Intanto, il libro dei sogni è rimasto sempre aperto ma in vista delle prossime elezioni lo sarà ancora di più. Da lì leggeranno molti di più di quelli che solitamente leggono: qualcuno ad alta voce, qualcun altro in coro, altri più in silenzio. E sarà, pur sempre, il libro delle buone intenzioni e dei sogni che gli anastasiani sono abituati a fare da anni e a sentire, ahimè, sempre dalle solite voci.

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